Quanto guadagna un Macellaio?

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Il lavoro di Macellaio è un lavoro che permette di guadagnare bene sia come dipendente all’interno dei supermercati, sia come proprietario di macelleria.
Infatti, un macellaio non fa molta fatica ad arrivare a guadagnare 2.000 euro al mese, una cifra molto importante se si tiene conto che oggi lo stipendio medio in Italia è di 1.400 euro.
 Lo stipendio di un macellaio è di tutto rispetto, ed è in linea con quello degli impiegati, forse è persino superiore di qualche centinaio di euro.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});
Molti ragazzi che vogliono intraprendere questo lavoro si domandano quanto guadagna un macellaio, ed è questo il motivo per il quale abbiamo deciso di scrivere questo articolo.

Questo lavoro richiede delle competenze che si possono acquisire solamente andando a lavorare per altri macellai, dopo un paio di anni di pratica si sarà in grado di aprire la propria macelleria.
Molti ragazzi che non hanno voglia di studiare sono attratti da lavori come questo perché si tratta di lavori dove basta un po’ di buona volontà per emergere, inoltre non sono tanti i ragazzi che desiderano fare questo lavoro, è uno dei lavori che nessuno vuole fare.

Leggi anche: Quanto guadagna un Cassiere?

Quanto guadagna un macellaio
Macellaio

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});



Un macellaio che lavora in un supermercato percepisce una paga media di 1.300 euro più gli eventuali straordinari, solitamente in un mese un macellaio che lavora per la GDO non si porta a casa meno di 1500 euro al mese di stipendio.
Invece, un macellaio che è titolare di una o più macellerie potrebbe guadagnare 10.000 euro al mese così come potrebbe anche non guadagnare nulla ed essere in perdita, essendo un lavoro imprenditoriale il guadagno dipende da troppi fattori per poterlo stabilire.
Un Macellaio che vende prodotti di alta qualità può permettersi di avere prezzi più alti della media, e quindi avere come clienti persone che non hanno problemi di denaro, e che quindi non hanno alcun problema a spendere qualche euro in più.
Quindi, riassumendo, non è possibile stabilire a priori quanto guadagna un macellaio, ma certo è, che nel caso in cui un macellaio lavori bene e venda carne di estrema qualità non avrà alcun problema a portarsi a casa uno stipendio di tutto rispetto.

Quanto guadagna un Macellaio titolare?

Un macellaio che vende prodotti di buona qualità e che si trova in una zona molto trafficata può guadagnare quanto un discreto avvocato, invece un macellaio che vende carne di scarsa qualità in zone con pochi abitanti farà fatica a portarsi uno stipendio minimo a casa.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Quanto guadagna Chiara Ferragni?

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Chiara Ferragni è una delle fashion blogger più importanti del mondo, in assoluto la più famosa d’Italia, anche se non lavora nel Bel paese. Molte ragazze si domandano quanto guadagna Chiara Ferragni, la Ferragni è riuscita a creare un vero e proprio impero economico grazie al suo blog The Blonde Salad, non è possibile oggi immaginare che qualcuno riesca a toglierle il record di 10.000.000 di euro guadagnati con un blog sulla moda, è in assoluto la fashion blogger più ricca tra quelle che hanno origini italiane.

Viene lecito domandarsi quanto guadagna Chiara Ferragni e come mai sia diventata così ricca, e soprattutto come è riuscita a far diventare famoso il suo blog in maniera così repentina.

Quanto guadagna Chiara Ferragni?

Quanto guadagna Chiara Ferragni e come ha iniziato?

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Chiara Ferragni nel 2014 grazie al suo blog è riuscita a guadagnare 8 milioni di euro, ed è presumibile che abbia concluso il 2016 con un guadagno record superiore ai 10 milioni di euro. Ma questi non sono i suoi unici guadagni, perché la nota Fashion Blogger è riuscita a creare un impero grazie ad Internet, infatti ha sfruttato le idee di cui parlammo anche noi nel nostro articolo su come guadagnare con Internet, ha creato una propria linea di prodotti con la quale ha un fatturato che presumibilmente supera i 40 milioni di euro l’anno.


La Ferragni guadagna anche con Youtube, come vedemmo nel nostro articolo su come guadagnare con Youtube, ci sono persone che grazie al tubo hanno guadagni milionari provenienti dalle pubblicità all’interno dei video.

Quanto guadagna Chiara Ferragni nel 2017?

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

La straordinaria fashion blogger è in continua ascesa, il fatturato della sua azienda aumenta di anno in anno ed è presumibile che quest’anno sia un altro anno di fatturato record sia per il suo blog che per la sua linea di prodotti, le sue scarpe infatti nei primi giorni dell’anno sono andate letteralmente a ruba, con numeri record di vendita.

Quanto guadagna la Ferragni con le sfilate di moda?


La Ferragni in quanto fashion blogger di fama mondiale(tra le prime al mondo in assoluto) viene spesso invitata alle sfilate di moda, è presumibile che per ogni sfilata riesca a guadagnare almeno 20.000 euro.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Chernobyl oggi è abitata?

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Chernobyl è diventata una città nota a livello mondiale a causa del disastro nucleare che l’ha coinvolta e per il numero enorme di morti che ha causato nel corso degli anni.

Ma oggi com’è Chernobyl? Oggi è semplicemente una città fantasma, come è stata ribattezzata da molte testate giornalistiche sia italiane che straniere, città fantasma nella quale però c’è ancora vita, si, perché Chernobyl oggi è abitata.

Ci vuole coraggio per vivere in una realtà del genere, ma la radioattività di Chernobyl oggi non è più abbastanza alta da essere letale, in alcuni luoghi specifici della città non ci si può fermare per un periodo di tempo che non sia breve, perché lì la radioattività è abbastanza alta da essere letale.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

                      Chernobyl oggi

Chernobyl oggi è abitata



(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});
Chernobyl oggi è una città che soffre, la radioattività è ancora alta, nonostante sia scesa in maniera precipitosa rispetto al 1986, anno in cui ci fu il grande disastro, ma ci vorranno ancora tantissimi anni prima che la città possa tornare ad essere vivibile nel vero senso della parola, ma è molto probabile che la città resti così com’è oggi almeno per i prossimi 100 anni.

L’Ucraina non ha mai dato l’impressione di volerci fare un progetto che non sia un progetto turistico.

Oggi a Chernobyl ci vivono 500 persone, non sappiamo esattamente molte di queste che persone siano, ma secondo un giornalista del Corriere della Sera, molte di queste persone sono ex abitanti di Chernobyl che hanno deciso di tornare nel loro luogo natio a trascorrere gli ultimi anni della loro vita.

Infatti l’età media è altissima, e non ci sono giovani. Non solo Chernobyl è abitata, ma c’è un Hotel, i cui costi sono anche piuttosto alti per essere un Hotel situato in un luogo radioattivo, ma è normale che costi tanto vista la grande attrazione.

Visitare Chernobyl non è pericoloso, naturalmente con le dovute precauzioni e stando per un periodo di tempo molto limitato nelle zone radioattive.

Gli abitanti di Chernobyl vivono in zone specifiche, dove le radiazioni sono minori rispetto ad un perimetro molto vasto in cui è praticamente impossibile vivere, a causa dell’enorme rischio di morire a causa delle radiazioni che causerebbero tumori e malformazioni.

Chernobyl oggi è abitata: Gli eroi di Chernobyl che non ce l’hanno fatta

In città c’è una cappella dedicata agli eroi di Chernobyl, a coloro che lavorarono per tamponare il problema, nel corso degli anni oltre 500.000 persone hanno lavorato per raffreddare il reattore, molti di questi si sono seriamente ammalati, soprattutto i primi ad intervenire, i quali sono tutti morti nel giro di 6 mesi da quando si misero a lavorare per raffreddare il reattore.

Altri sono stati spinti a lavorare per una somma piuttosto ingente per l’epoca, ma non furono resi consapevoli dei rischi che correvano, e anche loro morirono.
  

                                 
Monumento dedicato ai vigili del fuoco che intervennero nella notte del disastro, tutti morti nel corso degli anni a causa delle radiazioni. Foto di http://www.vecchiazzano.it/

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Seconda Guerra Punica: Riassunto

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

La seconda guerra punica fu la seconda delle tre guerre puniche che furono combattute tra Roma e Cartagine anticamente. Questa guerra è quella che ha reso celebre Annibale, uno dei più agguerriti avversari che Roma abbia mai dovuto affrontare, in Italia infatti non fu mai sconfitto.

Questa guerra fu voluta da Cartagine per riconquistare i territori persi in seguito alla sconfitta nella prima guerra punica. Ci vollero molti anni prima che Cartagine fosse di nuovo in grado di affrontare Roma.

La seconda guerra punica vide l’ennesima vittoria di Roma che a questo punto controllava tutto il mediterraneo occidentale.
Seconda guerra punica
Annibale

Riassunto della seconda guerra punica: Situazione prima dello scoppio della guerra

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Cartagine si era indebolita molto dopo la sconfitta nella prima guerra punica, e la sua flotta era stata quasi completamente distrutta, quindi Roma ha potuto conquistare la Sardegna e la Corsica senza troppe difficoltà. Ci sono voluti 20 anni per permettere a Cartagine di riassestarsi ed essere di nuovo in grado di fronteggiare Roma.
Questa è stata la guerra peggiore del mondo antico, il numero di perdite umani e lo sforzo economico di questa guerra non furono mai battuti né prima né dopo questa guerra.

Cause della seconda guerra punica

Le cause della seconda guerra punica furono le stesse che spinsero Hitler a fare la guerra alla Francia il secolo scorso, ovvero rifarsi sul nemico che ha vinto la guerra precedente, e riprendersi i territori e il potere perduto.
Cartagine non era intenzionata a mollare così si preparò duramente alla guerra contro Roma, la sua economia già era indirizzata alla guerra diversi anni prima che la guerra avesse inizio. Roma, invece, era al corrente del fatto che Cartagine da lì a breve avrebbe provato a riscattarsi e così non restò a guardare e si rafforzò.


Lo svolgimento della seconda guerra punica

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

La guerra iniziò nel 218 a.C. e terminò solamente nel 202 a.C. Prima di dare vita alla guerra a Roma, Cartagine con i generali Amilcare Bacca e suo figlio Annibale conquistarono la Spagna. Successivamente Annibale attaccò Sagunto che era una degli alleati di Roma, così costrinse Roma ad intervenire e dichiarare guerra a Cartagine
Mentre Roma si organizzava per mandare le truppe in Spagna a contenere Annibale, quest’ultimo con una mossa molto scaltra attraversò le Alpi e arrivò in Italia, ci furono diversi scontri con le truppe romane e in tutti i casini Annibale riuscì a vincere anche se non mise mai seriamente in difficoltà Roma, nel frattempo i romani riuscirono ad evitare che ad Annibale arrivassero rinforzi in quel della Spagna.
Annibale successivamente in Puglia con le truppe cartaginesi riuscì ad eliminare più del 50% delle truppe romane, fu una delle più grandi sconfitte della storia di Roma repubblicana, però fece un grave errore tattico, in quanto non si mise subito in cammino verso Roma e questo permise alla Repubblica romana di riorganizzarsi e coordinare le truppe per fermare il temibile avversario cartaginese. 

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Per le truppe cartaginesi era finita, la concreta possibilità di vincere la guerra era sfumata, successivamente il fratello di Annibale arrivato in Italia partendo dalla Spagna fu sconfitto duramente dai romani e perse la vita in battaglia.
In seguito le truppe romane riuscirono ad ottenere altre vittorie importanti, la guerra si spostò in Africa, e grazie al grande stratega Scipione l’Africano, Roma non ebbe difficoltà nel vincere le battaglie decisive che ne decretarono la vittoria.

Conseguenze della Seconda Guerra Punica

La seconda guerra punica portò nuovamente Cartagine in uno stato di completo disastro economico, ma anche Roma ne uscì con le ossa rotte, tant’è che furono raddoppiate le tasse per permettere alle casse repubblicane di avere i capitali necessari alla ricostruzione post-guerra.
Annibale perse perché non ci fu il giusto supporto da parte della patria, e perché sottovalutò il rapporto tra Roma e le altre popolazioni italiche che erano succubi di Roma, credendo che l’avrebbero aiutato, e che Roma fosse un nemico in comune, ma fece male i suoi calcoli. La guerra tra Roma e Cartagine non finirà qui, difatti non molto tempo dopo ci fu la terza guerra punica, sul nostro sito puoi leggere un riassunto della terza guerra punica.

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Prima Guerra Punica: Riassunto

La prima guerra punica fu una delle tre guerre che si combatterono tra Roma e l’Antica Cartagine, essa si tenne tra il 264 e il 241 a.C. In questa guerra si tenne la più grande battaglia navale della storia antica, la battaglia delle Isole Egadi che tra l’altro sancì anche la fine della guerra.

 La guerra fu combattuta per stabilire chi avrebbe dovuto prendere il controllo del Mar Mediterraneo e quindi delle terre che il mare bagna.
Fu una guerra combattuta sia via terra che via mare, ma la differenza la fecero le flotte navali, e Roma riuscì ad uscirne vincitrice. Questo sarà un riassunto della prima guerra punica per scuola elementare.

Riassunto della Prima Guerra Punica: Situazione tra Roma e Cartagine prima della Guerra

I rapporti tra Roma e Cartagine prima dello scoppio della prima guerra punica erano buoni, si erano divise l’area di influenza nel Mar Mediterraneo e ognuna coltiva i propri interessi, questo fino al terzo secolo avanti cristo, quando gli interessi delle due grandi realtà antiche non permettevano più rapporti diplomatici.

Cause della prima guerra punica

La causa principale della prima guerra punica fu il conflitto di interessi tra Roma e Cartagine, entrambe volevano il controllo del Mediterraneo per ampliare il proprio dominio e utilizzare le rotte commerciali per arricchirsi. Poiché non si riuscì a trovare un accordo diplomatico si giunse allo scontro con le due flotte navali che si fecero la guerra per più di 20 anni. Lo scontro non fu solo via mare, ci fu pure uno scontro via terra, ma decisamente meno importante di quello via mare.

La Magna Grecia aveva interesse affinché la guerra fosse vinta dalla Repubblica Romana, così aiutò Roma ad allestire una flotta in grado di reggere dinanzi alla potenza dirompente della flotta cartaginese. 

La Magna Grecia intervenne in aiuto di Roma perché precedentemente Roma aveva aiutato la Magna Grecia. L’evento principale che portò alla guerra infatti fu il tentativo di soldati mercenari di conquistare Messina, questi soldati detti Mamertini provarono a conquistare Messina e ci sarebbero anche riusciti, ma la città di Siracusa intervenne per cacciarli da Messina, e questi chiamarono in aiuto i Cartaginesi che accorsero. 

Siracusa era intervenuta per difendere Messina, e avrebbe potuto sconfiggere i Mamertini senza troppe difficoltà, ma nulla poteva contro Cartagine, così fu costretta a ritirarsi e chiamare in aiuto suo e di Messina la Repubblica Romana.

I Romani riuscirono a conquistare Messina strappandola dalle grinfie cartaginesi, e inoltre riuscirono a conquistare anche Agrigento che ormai da tempo era un luogo strategico per i cartaginesi. Fu guerra.

Lo svolgimento della prima guerra punica

Cartagine aveva una flotta molto forte, quindi i romani avevano poche possibilità di riuscire a sconfiggere Cartagine via mare, così intervenne la Magna Grecia che era molto avanzata da questo punto di vista e permise a Roma di costruire una flotta in grado di tenere testa a quella Cartaginese, la differenza nella vittoria finale di Roma la fece l’abilità dei romani nella lotta corpo a corpo, infatti questi ultimi utilizzarono il rostro, uno strumento che permise ai romani di agganciare le navi cartaginesi e salire a bordo ingaggiando un duello che i cartaginesi non avrebbero potuto vincere.

Prima Guerra Punica
La prima battaglia si tenne in quel di Milazzo(Messina) e i romani vinsero nettamente, successivamente ci furono altre battaglie, alcune delle quali molto in bilico tra cui quella di Capo Ecnomo, che è definita dagli storici come la più grande battaglia navale dell’antichità.

Successivamente i romani acquisirono grande competenza in merito alla guerra via mare, così rinunciarono al rostro, il quale dava problemi di navigabilità, e questo fu decisivo per vincere le battaglie decisive che sancirono la vittoria finale di Roma, quella che mise fine alla guerra fu la battaglia delle isole Egadi.

Le conseguenze della prima guerra punica

La fine della prima guerra punica non segnò la fine dei conflitti tra Roma e Cartagine, infatti Cartagine appena si riprese economicamente dallo scotto della prima guerra punica riassesto la propria flotta e le proprie truppe di terra, e fu di nuovo pronta per competere con Roma. Nel frattempo che Cartagine rimettesse i cocci apposto, Roma conquistò la Sardegna e si impossessò anche della Corsica. Da lì a 20 anni scoppiò la seconda guerra punica.

Rivoluzione Francese: Riassunto

Il Settecento viene definito dalla maggior parte dei libri di storia come “L’epoca dei Lumi e della Rivoluzione francese“. 

In effetti il Settecento è il secolo che viene immediatamente dopo il Seicento, il quale al contrario viene documentato come un secolo “oscuro” dove predominano ignoranza, bigottismo e superstizione.

Come vedremo in questo riassunto della rivoluzione francese, quel secolo è stato fondamentale come preparazione alla rivoluzione.

Il Settecento può essere anche considerato come il secolo che cambiò il mondo, perché in questo secolo la Francia vide nascere, svilupparsi e diffondersi in Europa e fuori il movimento dell’Illuminismo (e qui torniamo alla nostra definizione: “secolo dei Lumi e della Rivoluzione). 
Molto importante fu il contributo degli illuministi, su tutti: Voltaire e Rousseau
Fu il secolo in cui si tenne la Rivoluzione francese, di cui ora vi faremo il riassunto.
Questo è stato uno dei periodi più importanti della storia Europea, perché la rivoluzione francese ha dato vita allo Stato Moderno, ovvero allo Stato di diritto, mettendo fine ad un’egemonia che durava da millenni, e che finalmente grazie alla rivoluzione cessava d’esistere una volta per tutte.
Non va mai dimenticato che se non ci fosse stata la rivoluzione francese, l’Europa come la conosciamo oggi non esisterebbe, perché la rivoluzione francese non è stata fondamentale solamente in Francia, ma anche e soprattutto in Europa.
Rivoluzione francese riassunto

Riassunto della rivoluzione francese

Quello che stai per leggere è un riassunto breve, ma ugualmente dettagliato per poter studiare la rivoluzione francese sia per la scuola media che per la scuola superiore. 
Con questo riassunto abbiamo l’obiettivo di fornire una visione completa di tutti quei fatti che hanno portato alla rivoluzione francese, e quali sono state le conseguenze sia in Francia che nel resto del mondo, quindi quale è stato l’impatto sul mondo.

Cosa sono i Lumi?

Il movimento Illuminista nasce dapprima in Francia e poi attraversa tutta l’Europa, per poi approdare in quelli che saranno gli Stati Uniti d’America. I pensatori Illuministi furono abili a diffondere l’idea di una visione del mondo basata sulla Ragione e sul progresso scientifico e culturale.

Essi ritenevano infatti che la Ragione avesse il potere di permettere a tutti, uomini e donne di qualsiasi etnia, religione o classe sociale di migliorare le proprie condizioni di vita. 

Questo modo di porsi nei confronti del mondo non solo favorì enormi passi avanti nelle scienze e nella tecnica, ma influenzò enormemente anche i rapporti tra sovrani e sudditi.

Tutto questo diede inizio alla circolazione di idee rivoluzionarie (introduciamo anche il secondo punto della definizione) con cui dovettero fare i conti principalmente i monarchi Francesi, del luogo in cui tutto ebbe inizio e portò alla rivoluzione francese.

 

Cos’è l’Ancien Régime?


Uno dei principali punti di discussione nei salotti settecenteschi era su come dovesse essere gestita una nazione. Il concetto di “monarchia assoluta per diritto divino” era uno di quei punti che difficilmente venivano digeriti dai pensatori del XVIII secolo, alla fine del secolo, quindi, i francesi iniziarono a utilizzare la connotazione spregiativa di Vecchio Ordine (Ancien Régime in francese)  per indicare appunto il sistema di governo in cui vivevano è che speravano di cambiare.

La società tripartita: I Tre Stati

La società francese era da secoli (precisamente dal medioevo) fortemente divisa in tre ordini o “Stati”. Il primo e il secondo stato, composti rispettivamente dalla nobiltà  e dal clero, i cui membri erano meno del 10% dell’intera popolazione, godevano di immensi privilegi: possedevano latifondi (enormi quantità di terra), godevano di agevolazioni fiscali non indifferenti oppure, nel caso del clero, erano totalmente esentati dal pagamento delle tasse.
Vi era poi il “terzo stato“, che componeva quasi il 90% della popolazione francese. Era una classe sociale molto eterogenea, poiché comprendeva tutta la popolazione che non faceva parte degli altri due stati. Essa inoltre non godeva di privilegi fiscali di nessun tipo.

I Tre Stati
Rappresentazione dei Tre Stati in Francia durante la rivoluzione francese

La Francia in crisi

Nel 1774 sale al trono di Francia il delfino Luigi di Borbone, che diventa re con il nome di Luigi XVI. 

Il nuovo sovrano riceve in eredità una Francia in cui la situazione economica era devastante: il paese usciva da pesanti sconfitte militari i re venuti prima di lui hanno scialacquato gran parte delle tasse e tutti questi enormi costi non venivano più bilanciati da introiti derivati dal commercio o dalla conquista di nuove terre, le uscite quindi superavano le entrate e il bilancio nazionale era in rosso. 

Per fronteggiare l’imperversare della crisi, re Luigi XVI fu costretto a convocare nel 1789 l’assemblea degli Stati Generali.

Qui, i rappresentanti dei tre stati entrarono subito in conflitto sul sistema di voto: i primi due volevano il voto “per stato”, in modo da assicurarsi il mantenimento dei loro privilegi mentre il terzo stato, dal momento che come ho detto costituiva la maggior parte della popolazione, chiedeva il voto “per testa.

Alla fine non si giunse a un accordo, i membri del terzo stato quindi lasciarono l’assemblea e ne fondarono una nuova, l’Assemblea Nazionale, che si era posta l’obbiettivo di dare alla Francia una costituzione democratica basata sui principi illuministi. La rivoluzione era iniziata.

Luigi XVI
Luigi XVI

L’evento fondamentale della rivoluzione francese: La presa della Bastiglia

Il 14 luglio 1789 una nutrita folla di parigini assaltò e mise a ferro e fuoco la prigione della Bastiglia in cerca di armi, questa fortezza era il luogo in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici e agli occhi del popolo francese rappresentava il simbolo dei soprusi della monarchia assoluta.

Questo episodio viene tradizionalmente concepito come la scintilla che fece scoppiare la rivoluzione, nello stesso momento, infatti, in tutta la Francia scoppiava la sollevazione popolare nelle città e nelle campagne i contadini si ribellavano contro i nobili.

Presa della Bastiglia
Presa della Bastiglia – 1789

Le cause della rivoluzione francese

Alla fine del 1700 l’antico regime si trovò in grosse difficoltà economiche che misero in ginocchio la Nazione, questo a causa delle ingenti risorse utilizzate in guerra, così ci fu una proposta di riforma che andò ad ostacolare gli interessi dei poteri forti, cioè della nobiltà e del clero, così Luigi XVI decise di convocare Gli Stati Generali, con i quali avrebbe potuto ottenere ciò che voleva, in quanto gli Stati Generali erano composti dai cosiddetti “tre stati”, e la classe più debole, cioè quella del proletariato era in netta minoranza, così clero e nobiltà potevano agire secondo i loro interessi. Questo fece scoppiare la rivoluzione.

La Monarchia Costituzionale

La nuova assemblea nazionale riuscì a elaborare una costituzione, la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che stabiliva tra le altre cose l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 

Questa costituzione limitava parecchio i poteri del re, che di fatto ora rappresentava soltanto una carica formale.

 Luigi e la sua famiglia vennero costretti dalla nuova assemblea ad abbandonare Versailles e a trasferirsi alla reggia delle Tuileries dove erano costretti a vivere sotto scorta armata. 

Nel 1791 la famiglia reale tenta inutilmente di fuggire verso il Belgio e una volta smascherato questo tentativo di fuga, re Luigi è obbligato ad accettare la costituzione.

La Francia diventa Repubblica

Nel 1792 venne fondata una nuova assemblea composta da due gruppi, uno più moderato, i foglianti, composti a loro volta dai conservatori e dai monarchici è da un gruppo più radicale formato dai partiti dei Girondini, dei Giacobini e dei Montagnardi

Questi ultimi erano fortemente convinti che il re dovesse essere eliminato e che dovesse quindi essere proclamata la repubblica. Nel mentre gli altri stati europei, temendo la stessa sorte che era capitata alla Francia, si alleano contro di essa e le dichiararono guerra. 

Gli abitanti di Parigi si sollevano quindi contro l’Assemblea e vengono quindi indette delle elezioni a suffragio universale (primo caso nella storia in cui il diritto di voto veniva esteso a tutti, donne comprese). 

Da queste elezioni nasce una nuova assemblea a forte componente radicale, la quale il 21 settembre 1792 proclama la Repubblica. Anche nella Convezione, però, sono forti i contrasti tra moderati e radicali, prevalgono questi ultimi e nel 1793 chiedono e ottengono la condanna per alto tradimento del re, il quale viene decapitato.

La Ghigliottina


Lo scienziato Joseph Guillotin, eletto membro dell’assemblea nel 1789, sosteneva che le esecuzioni capitali dovessero essere più rapide e indolore. Riuscì quindi a far approvare una legge che introduceva una nuova macchina, di sua invenzione, per la
decapitazione. Questa macchina prese il nome del suo inventore e rimase in uso in Francia fino al 1977, anno in cui in Francia venne abolita la pena di morte.

Il regime del Terrore e la fine della Repubblica

Nell’agosto 1793, cadde anche la Convenzione e venne formata un’altra assemblea, il Comitato di Salute Pubblica, controllato dai Giacobini, la quale governò con stampo autoritario e violento.
 Molte persone venivano condannate a morte senza essere processate soltanto in base a semplici sospetti. Persero la vita su tutti  la regina Maria Antonietta, il chimico Antoine-Laurent Lavoisier oltre a migliaia di altre persone.
 Il governo presieduto da Maximilien Robespierre però non fu solo una sanguinosa dittatura, introdusse il servizio di leva obbligatorio, grazie a cui sì riuscirono ad allontanare le potenze nemiche dalla Francia ed emanò molti provvedimenti in favore del popolo.
 L’alta borghesia mal sopportava queste politiche vicine al popolo, nel luglio 1795 (9 Termidoro dell’anno II), con un colpo di stato, vennero giustiziati Robespierre e tutti i capi giacobini. Il potere passò quindi ad un Direttorio di cinque membri, scelti tra gli esponenti dell’alta borghesia, che rimase in carica fino al 1799, anno in cui Napoleone Bonaparte assunse la carica di Primo Console dei Francesi.


Le conseguenze della rivoluzione francese


La rivoluzione francese ha avuto conseguenze importantissime sulla storia d’Europa e del mondo intero, perché in seguito alla rivoluzione francese è nato lo Stato Moderno, ovvero lo Stato di diritto, è finita l’epoca dei sovrani che sostenevano di essere loro stessi lo stato.

Lo Stato sono io(Luigi XIV)

Possiamo dire che la rivoluzione francese ci ha dato quelle che sono le basi della democrazia, tant’è che grazie alla rivoluzione francese si ha anche il primo suffragio universale della storia. Venne abolita per sempre la monarchia assoluta, la quale in giro per l’Europa aveva solamente fatto danni, in quanto il potere era esclusivamente nelle mani del monarca di turno, inoltre vennero meno molte delle cose istituite durante il Medioevo, tant’è che spesso si sostiene che in realtà la Rivoluzione Francese sia stata la vera causa della fine del Medioevo, fu abolita la schiavitù e con essa anche i feudi.

Ci fu una grande opera di redistribuzione della ricchezza, naturalmente vista l’epoca ci furono comunque dei favoreggiamenti, ma i poverissimi smisero di essere poverissimi.
La rivoluzione francese ha avuto un impatto fortissimo sulla Storia, tant’è che con essa è terminata la storia moderna ed è nata la storia contemporanea. Storia moderna che era iniziata con la scoperta dell’America, e la fine del Medioevo.

La Costituzione Francese


Tra le varie conseguenze della Rivoluzione Francese c’è la nascita della Costituzione Francese che combacia naturalmente con il crollo della Monarchia assoluta la quale fu bandita per sempre dall’ordinamento giuridico francese. 
Così come in Italia circa 160 anni dopo, anche in Francia ci fu un’Assemblea Costituente che si riunì per decidere quali dovessero essere i punti fondamentali della Costituzione e come dovessero fare per evitare che ci fosse un nuovo autoritarismo nella storia francese.
Lo stesso, come detto poc’anzi, si è ripetuto in Italia con il fascismo che fu letteralmente smontato dalla Costituzione che letta metaforicamente contiene lo spauracchio che il fascismo possa tornare, tant’è che è stata studiata per bandirlo, così come la Costituzione Francese è stata studiata, oltre che per garantire diritti e uguaglianza anche per distruggere per sempre la Monarchia assoluta, altrimenti mai ci sarebbe potuta essere parità di diritti.

Le vittime della Rivoluzione Francese

I grandi eroi della Rivoluzione Francese hanno pagato a caro prezzo gli sforzi fatti per rendere la Francia e l’Europa un posto migliore, perché l’abolizione della schiavitù, la nascita dello Stato di Diritto e tutte le straordinarie conquiste della Rivoluzione Francese sono costate molto caro agli antenati degli attuali transalpini, perché portò alla morte di oltre mezzo milione di persone probabilmente fu in conflitto più sanguinario della storia fino a quel momento, basti pensare che in quegli anni, cioè il Settecento, in Francia all’epoca c’erano poco più di 20 milioni di persone, mentre oggi sono più di 60. Ciò significa che morì quasi un francese su trenta per regalarci un mondo di uguaglianza.
Un riassunto sulla rivoluzione francese non può non concludersi con un grande plauso a tutti i contadini morti in nome della rivoluzione, rivoluzione che ha dato a noi tutti la libertà.

Basso Medioevo Riassunto

Nell’anno mille termina la fase iniziale del Medioevo(Alto Medioevo) e inizia una nuova fase della storia chiamata Basso Medioevo, in cui ci furono molti sviluppi, specialmente dal punto di vista agricolo e commerciale che adesso andremo a riassumere in questo riassunto sul basso medioevo. Questo periodo si colloca tra l’Alto Medioevo che inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta dell’America.

Questo periodo è ritenuto comunemente un periodo buio, pieno di terrore e di problemi di varia natura, tant’è che il Medioevo è entrato nel linguaggio di tutti i giorni grazie alla frase:”Non siamo mica nel Medioevo”. In realtà la vita nel Medioevo era decisamente meno dura di quello che oggi è possibile immaginare.

Crociate

Le novità agricole nel Basso Medioevo


Venne introdotta la rotazione triennale, che consisteva nel lasciare a riposo una parte del terreno ogni 3 anni, per far sì che il terreno producesse un raccolto migliore, inoltre venne introdotto l’aratro pesante per scavare più a fondo ciò nell’intento di trovare la parte più fertile del terreno.
Venne anche introdotto il gioco, un particolare collare rigido per gli animali che serviva per unirli insieme e fargli trascinare l’aratro, in questo modo si riuscì a impiegare i cavalli per il lavoro sui campi, che erano più veloci. 
Tutte queste innovazioni fecero in modo che il raccolto agricolo aumentasse, e questo in concomitanza con la fine delle guerre con i germanici, portò ad un aumento demografico.
Inoltre, si pensò di iniziare a dissodare le parti di terreno non usate, e diboscare le parti paludose in modo da poter creare un numero maggiore di campi e villaggi, e di conseguenza più raccolto e cibo per tutti, inoltre il raccolto in eccesso veniva venduto, da ora in avanti l’agricoltura non sarebbe stata più solo di sussistenza.

Il commercio nel Basso Medioevo

Si sviluppò anche il commercio, infatti grazie all’aumento dei campi e al raccolto, quello in eccesso veniva venduto nei mercati locali ma non solo, questo permise anche al commercio marittimo di espandersi, grazie alla crescita della domanda dei beni di consumo. Le repubbliche marinare maggiori in Italia furono Venezia, Genova, Pisa, Amalfi.

Il Feudalesimo nel Basso Medioevo

Venne introdotto un nuovo sistema di potere, basato sul rapporto vassallatico. Questo sistema prese il nome di feudalesimo. Si instaurava un’alleanza tra il potere centrale e il potere locale.
Come all’inizio, anche in questo sistema veniva concesso in beneficio un feudo, ma rispetto all’epoca precedente il vassallo che riceveva in omaggio la terra, non combatteva solo per avere una terra e un alloggio, ma diveniva governatore di quella terra, governandola con un potere più ampio. 
Quindi se nell’Alto Medioevo si creava un’alleanza tra due persone, ora si crea un’alleanza tra potere centrale e potere locale.
Grazie a questo sistema si venne a creare una gerarchia, dove al vertice c’era il sovrano, che dava ordini ai vassalli, chiamati ora feudatari, che a loro volta possono avere un loro vassallo e quindi concedere un feudo ad altri vassalli. 
Questo schema non venne mai del tutto messo in pratica poiché il sovrano governava comunque direttamente alcune porzioni di territorio. Ebbe comunque la sua utilità perché creò un rapporto formale tra il sovrano e il potere locale.
Ad esempio, i signori di banno (coloro che avevano un grande terreno e avevano anche funzione difensiva e giudiziaria) per ottenere una legittimazione formale, davano al sovrano tutti i loro possedimenti insieme ai poteri che potevano esercitare, e a sua volta il sovrano glieli restituiva. 
In questo modo il feudatario non rischiava di perdere i suoi possedimenti continuando comunque a esercitare i poteri di prima, e il re vedeva riconosciuta la propria autorità.
In questo sistema venne implementata anche l’ereditarietà dei feudi, ovvero se un vassallo moriva, i suoi feudi andavano alla famiglia, in questo modo la concessione dei feudi non era più temporanea, ma definitiva.
Questo sistema era una garanzia sia per il potere centrale che per il potere locale. Se il vassallo avesse tradito, il sovrano avrebbe potuto togliergli il feudo con un motivo valido, mentre se il sovrano avesse tolto al vassallo il feudo senza motivo, quest’ultimo si sarebbe potuto appellare al tribunale dei suoi pari
Inoltre venne istituito un editto (constitutio de feudis) da Corrado II che fece si che i benefici minori, ovvero quelli dati da un vassallo a un suo vassallo minore fossero ereditari. L’imperatore in questo modo era al vertice della gerarchia feudale, perché ci si poteva rivolgere a lui per vedersi riconosciuta l’ereditarietà.

I Normanni durante il Basso Medioevo

Basso Medioevo

Tra i Normanni, i primi che riuscirono a conquistarsi una parte dell’Italia meridionale furono le truppe di Guglielmo Altavilla. A cui venne riconosciuto il titolo di Duca di Melfi e gli vennero concessi i territori sottratti ai bizantini in forma feudale.
In pochi anni i Normanni si affermarono come una grande potenza, il papato cercò di affrontarli più volte per eliminarli ma non ci riuscì e quindi decise di allearsi con loro per farli combattere contro le città che si opponevano alla Chiesa, nello specifico i musulmani e gli ortodossi in Calabria, Puglia e Sicilia. 
Queste città conquistate vennero poi ereditate da Ruggero II che costituì un nuovo regno con capitale Palermo e fuse le varie tradizioni: araba, bizantina e normanna.

La cavalleria nel Basso Medioevo

Con l’uso del feudalesimo si venne a creare una nuova classe sociale, la cavalleria. Dalla parte militare questo termine significava combattere a cavallo, ed era costituita da un gruppo sociale di persone che condividevano gli stessi ideali.
 Più avanti la cavalleria divenne un mezzo di ascesa sociale, e ancora più in la potevano diventare cavalieri solo i figli di cavalieri e di conseguenza si aggiunsero a questa classe sociale anche un gruppo di persone che condivideva gli ideali cavallereschi (difendere il padrone, le persone povere…). Venne quindi associato al termine di cavaliere il termine nobile, e questi due termini diventarono sinonimi.
Oltre ai cavalieri, nella società c’erano anche altre persone, che vennero divise nella cosiddetta teoria dei tre ordini: c’erano le persone che combattevano (bellatores), quelle che pregavano (oratores) e quelle che lavoravano (laboratores). Questo schema è molto rigido ma spiega in parole povere come era organizzata la società a quel tempo.
In questa società e in alcune città avvenivano spesso delle violenze gratuite e degli scontri. Per rimediare a questo la Chiesa decise prima di istituire le cosiddette paci di Dio, ovvero un’assemblea in cui tutti i presenti giuravano di mantenere la pace e soprattutto di non combattere contro chi non fosse armato. 
In seguito, per evitare scontri, vennero istituite anche le tregue di Dio, ovvero venne vietato di combattere in alcuni periodi dell’anno molto importanti per la Chiesa (Pasqua, Natale..).
Da queste paci e tregue di Dio nacque una nuova concezione del cavaliere, ovvero il cavaliere al servizio della Chiesa.
La Chiesa autorizzava i cavalieri a combattere contro chi non rispettava le paci di Dio o chi andava contro la Chiesa ed era quindi eretico o musulmano, quindi non solo era permesso combattere con le armi per Dio, ma si pensava bensì che era un modo per raggiungere il paradiso una volta morti.
Proprio da questa concezione iniziarono le prime guerre sante commissionate dalla Chiesa, le cosiddette crociate (crociati perché portavamo il simbolo della croce come i pellegrini, la spedizione all’inizio era chiamata “iter” come il “viaggio” del pellegrino). 

Deck Cyber Drago 2017 da torneo

Nonostante alcuni sostengano che Yugioh sta morendo, e altri che Yugioh sia già morto, i ragazzi continuano a giocarci, così ho deciso di creare un Deck Cyber Drago per il 2017, questo deck non ha alcuna pretesa di vincere tornei, anzi, anche perché come stiamo per vedere è un deck incompleto, ma nei duelli con gli amici mi sta dando grosse soddisfazioni, è molto raro che riescano a battermelo.

Ad oggi su una lunga serie di 175 duelli sono riusciti a battermi solamente 24 volte, questo sta a significare che il deck gira bene nonostante abbia ancora tantissimi margini di miglioramento. Va anche sottolineato che ho inserito alcune carte proibite, che però sono facilmente sostituibili con altre carte che hanno i medesimi effetti.

Deck cyber drago 2017
Structure deck Rivoluzione Cyber Drago

Deck Cyber Drago 2017: Lista carte

La base di questo deck l’ho presa da due structure deck Rivoluzione Cyber Drago, l’ho modificato ed è venuto fuori così.
Per poterlo acquistare ti sconsiglio di andare in edicola perché non ce l’hanno mai, puoi acquistarlo direttamente su Amazon.

Extra Deck:

2x Cyber Drago Gemello
2x Cyber Drago Nova

Mostri:

2x Cyber Drago Drei
1x La Luce – Creatura Sigillo Fusione
1x Mek Fusoliera
3x Cyber Drago
1x Cyber Drago Zwei
1x Kaiser Cavalluccio Marino
1x Cyber Dinosauro
1x Mek Fortezza
2x L’Onesto
2x Cyber Drago Nucleo
2x Proto-Cyber Drago
1x Drago Miraggio

Carte trappola:


1x Armatura Sakuretsu
2x Ruggito Minaccioso
1x Stordici Trappola
1x Waboku
1x Richiamo del Posseduto
1x Prigione Dimensionale
1x Cilindro Magico

Carte Magia:

1x Rimpicciolire
2x Vincolo di Potere
1x Sepoltura Sciocca
1x Spada Rivelatrice
1x Mostro Resuscitato
3x Tifose Spaziale Mistico
1x Controllo della Mente
2x Cyber Impianto di Riparazione
1x Sepoltura Prematura
1x Rimozione di Limite
1x Linea di Montaggio delle Macchine
1x Buco Nero
1x Spaccatura

Strategia del deck Cyber Drago

Appare subito piuttosto chiaro che un deck del genere non ha alcuna speranza di vincere un torneo, e nemmeno di tener testa ai vari deck Meta del momento, ma quando si duella con deck “classici”, un deck di questo genere può fare la differenza nonostante non sia ottimizzato, per esempio mi manca Cyber Drago Finale, che volevo acquistare che però non ho più acquistato in quanto ho molti impegni lavorativi e di studio e poco tempo per giocare.

Un altro mostro per l’extra deck interessante sarebbe Drago Supremo Chimeratech. La strategia di questo deck si basa sul fatto che si riesce con grande agilità ad evocare Cyber Drago Gemello, grazie al quale si riesce a spazzare via l’avversario. Sono vitali le carte magia e trappola per riuscire a difendersi, e far piazza pulita dei mostri avversari.

Come ho già sottolineato con un deck di questo tipo nel 2016 non si va molto lontano se si gioca a livello agonistico, ma ottimizzando il deck, cosa che io spero di fare entro l’inizio dell’anno prossimo, potrebbe venir fuori un deck dignitoso in grado di tener testa a tutti i deck “classici”, cioè quelli che esistevano prima che arrivassero i vari Xyz, Turner e via scorrendo.

Perché il deck Cyber Drago è forte

A me il Deck Cyber Drago è sempre piaciuto, così come mi è sempre piaciuto il deck Mek Fortezza che ai bei tempi definì il deck più forte del mondo, tanto che ne andavo matto, e ho avuto un debole anche per il deck Golem Ingranaggio Antico. In parole povere mi sono sempre piaciuti molto i deck macchina, li ho sempre trovati molto affascinanti ed intercambiabili l’uno con l’altro. anche se ne ho prese tante, cioè ho perso spesso, contro il deck Alanera, questo diversi anni fa prima che smettessi di giocare, sono stato fermo almeno 3 anni e ho ripreso solamente negli ultimi mesi.

Il Medioevo: Riassunto

Con Medioevo si intende la cosiddetta “età di mezzo”, il periodo storico che occupa quella porzione di secoli che separano il crollo dell’Impero Romano d’occidente, la più grande potenza del mondo antico, dal Rinascimento.

Sulla data ufficiale dell’inizio del Medioevo, gli storici sono d’accordo a collocarla nel 476, l’anno in cui un re barbaro depone l’ultimo imperatore di Roma; sulla data della fine del Medioevo, invece, il dibattito è ancora apertissimo: c’è chi la colloca nel 1492 (data della Scoperta dell’America), chi nel 1453 (anno della caduta dell’altro impero “romano”, quello d’oriente), che ancora nel 1348 (l’anno in cui l’epidemia di peste nera raggiunse il suo picco).

Analizzeremo questo ed altri punti in questo Riassunto sul Medioevo.

Il Medioevo inoltre si divide in due periodi: quello che va dall’inizio fino a circa l’anno 1000 è detto Alto Medioevo, mentre il secondo periodo, quello che inizia circa nell’anno 1000 e si conclude con la fine di questo periodo storico è detto Basso Medioevo.

Non bisogna fare il grosso errore di credere che il Medioevo sia stato uno dei periodi peggiori della storia, perché in realtà molti degli avvenimenti avvenuti nel Medioevo sono riconducibili ad altre epoche, come per esempio la caccia alle streghe, la quale iniziò solamente alla fine del Medioevo e terminò in Germania in pieno illuminismo.

Riassunto del Medioevo: Perché il nome Medioevo


Medioevo riassuntoIl nome Medioevo come abbiamo già detto è riconducibile all’età di mezzo, cioè quell’età che porta il mondo dall’era antica a quella moderna, ed è uso comune ricondurre la nascita del Medioevo al crollo dell’Impero Romano, e la fine del Medioevo alla scoperta dell’America che porta alla nascita dell’era moderna e in un certo senso anche alla globalizzazione.

Questo periodo quindi è il periodo di intervallo che porta al passaggio dalla storia antica alla storia moderna.

Quest’epoca è piena di leggende urbane che in realtà non hanno alcun riscontro storico, di certo non è stato un periodo felice, e di certo non si può sostenere che sia stato uno dei periodi storici più edificanti per l’uomo, ma non è stato così terribile come molti continuano a ripetere da secoli.

Le invasioni barbariche e il crollo dell’Impero Romano: La nascita dell’Alto Medioevo

Come ho detto nel proemio, gli storici sono soliti porre l’inizio del medioevo nell’anno 476, anno in cui il Re germanico Odoacre depose l’ultimo sovrano dell’impero Romano, il quale all’inizio del quinto secolo, alla morte di Teodosio il Grande, era diviso in Oriente e Occidente; il sovrano deposto, Romolo Augusto, detto “Augustolo perché di età giovanissima”, era imperatore nella parte occidentale.

Già da prima di quella data, però, l’impero occidentale era soggetto alle scorrerie dei popoli germanici, i quali, venendo a mancare la stabilità del potere centrale e quindi la difesa dei confini settentrionali, iniziarono a penetrare nel territorio romano.

Quelle dei cosiddetti “barbari” non furono però vere e proprie invasioni, ma in realtà si trattò di grandi movimenti migratori dovuti a una lunga serie di motivi: i vari popoli germanici erano popolazioni soprattutto nomadi, che si spostavano di continuo e verso la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo successe qualcosa che li spinse a migrare verso sud, forse un cambiamento climatico e molto più probabilmente la pressione di popolazioni più feroci e potenti da nordest: gli Unni di Attila.


Fatto sta che le popolazioni germaniche iniziarono a migrare verso le terre Romane e vi si stabilirono; desiderosi di maggiore autonomia, dal momento che avevano raggiunto una grande densità di popolazione nell’impero, iniziarono a fare la voce grossa nei confronti della componente Romana.

Invasioni barbariche Mappa

I Visigoti

I primi furono i Visigoti, i goti dell’ovest, che dopo che fu respinta la richiesta dei loro generali, alleati in campo dei romani, nel 410 sotto la guida del re Alarico saccheggiarono Roma, occupandola per un breve periodo, alla fine del quale (416) si stabilirono in Aquitania, dando vita al primo regno Romano-Barbarico e anni dopo, partendo dall’Aquitania, un gruppo di Visigoti e Suebi occuparono anche tutta la penisola iberica, dove venne istituito un regno cristiano.

Fu poi la volta dei Vandali, i quali sotto la guida di Genserico occuparono le regioni africane e in pochi anni misero in piedi una flotta capace di tenere sotto scacco tutto il Mediterraneo.
Genserico poi, come aveva fatto Alarico nel 410, nel 455 saccheggia Roma.

La situazione delle altre regioni dell’Impero non era migliore: la Gran Bretagna era stata abbandonata già alla fine del quarto secolo e nel quinto era già diventata di “proprietà” della componente germanica (Angli, Sassoni, Juti e Frisoni).

Per l’Italia, la situazione fu un po’ più complessa: l’Italia cessò di essere Romana nel 476 per i motivi già raccontati. Odoacre regnò sulla penisola fino al 488, anno in cui gli Ostrogoti, che agivano sotto l’egida dell’imperatore d’oriente, il quale voleva riappropriarsi dell’Italia, invasero il paese e lo conquistarono dopo cinque anni di violenta guerra. Il capo degli Ostrogoti, Teodorico, non consegnò l’Italia all’imperatore che l’aveva inviato, ma se la tenne per sé instaurando il regno Romano-Barbarico degli Ostrogoti.

Tutti questi popoli di cui vi ho parlato, dopo aver istituito i loro regni, si convertirono al cristianesimo, ma a quello “sbagliato”: abbracciarono infatti la fede Ariana.

Questa fede, teorizzata dal monaco egiziano Ario, prevedeva che la natura di Gesù fosse soltanto umana fu bollata come eresia nel concilio di Nicea del 325, il primo concilio dei vescovi della chiesa cristiana.

I Germani appena convertiti al Cristianesimo scelsero questa strada soprattutto per semplicità, perché faticavano a credere nella doppia natura divina e umana di Cristo. Questo però portò allo scoppio di conflitti a carattere religioso, soprattutto nel regno Vandalo, in cui abbiamo prove che fossero avvenuti massacri di cattolici. L’unico regno che abbracciò subito la fede Cattolica fu il regno Franco.

I Franchi erano una congregazione di tribù germaniche che abitavano oltre il confine romano del Reno e quando la protezione su questo venne meno, iniziarono a penetrare in Gallia instaurando un regno Romano-Barbarico retto dai discendenti del leggendario re guerriero Meroveo (la cosiddetta stirpe Merovingia). Tra il 486 e il 496, un membro di questo “casato” diventato re, un tale Clodoveo, unificò il regno e si convertì al Cattolicesimo Romano. Questo fatto potrebbe spiegare il motivo per il quale la monarchia francese sia sempre stata nel corso della storia molto vicina alle istanze del Papato.

I regni romano-barbarici, seppur fossero molto diversi tra loro, seguivano pressoché tutti lo stesso schema di governo. L’aristocrazia Germanica era molto forte dal punto di vista bellico ma scarsa dal punto di vista dell’organizzazione politica e burocratica, quindi il re e i principali generali erano di etnia germanica mentre gli alti funzionari e i consiglieri di stato facevano parte della classe dirigente Romana.

L’impero Bizantino

Ma mentre a Occidente accadeva tutto ciò, qual era la situazione nell’Impero d’Oriente (che da ora in poi chiameremo Bizantino, dall’antico nome della sua capitale, Costantinopoli)? 
La civiltà bizantina raggiunse un livello altissimo in tutte le sue espressioni: fiorirono la cultura e le arti, le leggi romane vennero riorganizzate e tutto funzionava alla perfezione, segno dell’unità e della potenza del Cristianesimo Orientale.

L’imperatore era visto come l’incarnazione di Cristo in terra e in quanto tale aveva il controllo supremo sia degli affari politici sia di quelli religiosi (questa tendenza prese il nome di Cesaropapismo).

Sotto il regno dell‘imperatore Giustinano, l’impero raggiunse il suo apice: il suo generale, Belisario, su suo ordine, soggiogò il regno dei Vandali e dopo una lunga guerra (la guerra Greco-Gotica) rioccupò anche l’Italia, ristabilendo la supremazia “romana” sul Mediterraneo. Sempre sotto il suo regno, venne composto il Corpus Iuris Civilis, la riorganizzazione di tutte le leggi del diritto romano, il quale è alla base di buona parte delle legislazioni moderne.

Le ragioni della prosperità bizantina furono sostanzialmente tre: il fatto che l’impero non fu mai invaso dai barbari (salvo qualche scorreria gotica e unna), l’efficiente burocrazia e l’enorme ricchezza.

Non mancarono però i problemi e gli elementi di debolezza: le dissidenze interne, le pressioni dei Persiani prima e degli Arabi poi, dei Bulgari e degli Slavi, i contrasti religiosi con la Chiesa Romana, che si risolsero con lo scisma definitivo del 1054. L’impero Bizantino cessò di esistere nel 1453, quando i Turchi Ottomani entrarono in Costantinopoli.


Dio nel Medioevo: La nascita e l’ascesa dell’Islam nel Medioevo

A metà del VII secolo, nella penisola Arabica iniziò a farsi strada un nuovo credo religioso, destinato a far parlare di sé negli anni avvenire: l’Islam.

Islam è una parola araba che significa “sottomissione totale” e nonostante i problemi iniziali questa nuova religione predicata dal profeta Muhammad (Maometto) ebbe una diffusione rapidissima. Alla morte del profeta, tutta la penisola arabica era sotto il controllo del califfo (il successore del profeta) Islamico.

Dopo una breve fase elettiva, il califfato divenne ereditario e in pochissimi anni, prima sotto la dinastia Omayyade (661-750) e poi sotto quella Abbaside (750-1258) venne costruito un immenso impero teocratico, esteso dalla Spagna (dove l’avanzata fu fermata dall’esercito Franco) per tutta l’area del Nordafrica e del Medio Oriente fino alla Persia e i confini con la Cina.

A metà del ‘200, la potenza Islamica iniziò una caduta vertiginosa: a occidente, i regni cristiani della Penisola Iberica iniziarono a portare avanti la loro opera di Reconquista, conclusasi nel 1492 con la presa di Granada e a Oriente, nel 1258, i mongoli distrussero Baghdad e posero fine al califfato Abbaside. Senza contare, poi, il fenomeno delle Crociate, le 8 guerre bandite dal Papa per “liberare il santo Sepolcro dagli Infedeli”

Per approfondire questo punto: Le Crociate: riassunto

L’Islam ritornò in auge grazie ai Turchi Ottomani, che 200 anni dopo gli Abbasidi restaurarono l’impero, conquistando Costantinopoli.

L’Italia tra Bizantini, Longobardi e Franchi

Intorno al 568, una nuova popolazione germanica scese in Italia: i Longobardi.

Longobardi varcarono le Alpi dilagando nella Pianura Padana, dove stabilirono  la loro capitale nella città di Pavia. Sotto il re Agilulfo molti Longobardi si convertirono al Cristianesimo, grazie alla grande opera di papa Gregorio I Magno.

La Chiesa aveva raggiunto un potere enorme, con l’Europa frammentata com’era, infatti, l’unico elemento di unita sociale era la fede cristiana e l’evangelizzazione dei “barbari” era diventato l’obbiettivo primario. In questo periodo nacque e si sviluppò il movimento monastico: in tutta Europa nacquero comunità di monaci che seguivano una regola, soprattutto quella di San Benedetto, I monasteri erano centri di vita spirituale, culturale e economica.

L’alleanza con la chiesa si fece più forte quando il re Longobardo Liutprando donò delle terre alla Chiesa Cattolica, andando a comporre l’ossatura di quello che diventerà in futuro lo Stato Pontificio.

 Quando però il suo successore, il re Astolfo, iniziò una nuova politica espansionistica, papa Stefano II chiese aiuto ai Franchi di Pipino il Breve, i quali sconfissero i Longobardi e li costrinsero a cedere terre alla Chiesa.

 Questo popolo fu definitivamente sconfitto dai Franchi del re Carlo, il futuro Carlo Magno, nel 774 e la penisola fu divisa tra Franchi, Bizantini (che resistevano in meridione) e il neonato Stato Pontificio.

Il Sacro Romano Impero da Carlo Magno agli Asburgo

Incoronazione Carlo Magno
Incoronazione Carlo Magno
Il re dei Franchi Carlo, nella notte di Natale dell’anno 800, venne incoronato a Roma, dal Papa in persona, Imperatore dei Romani.

 Nasceva quindi il Sacro Romano Impero: Sacro perché caratterizzato dalla fede cristiana, Romano Impero perché si voleva riprendere e rinnovare la tradizione dell’ormai caduto Impero Romano.

Per controllare il vasto impero, Carlo affidò il controllo delle diverse zone dei suoi domini degli uomini di fiducia, che dovevano esercitare il potere in sua rappresentanza. Questo segnò la nascita del feudalesimo, anche se ufficialmente gli storici collocano la sua nascita nell’877, con il Capitolare di Quierzy, il documento che sancì l’ereditarietà dei feudi maggiori. Alla morte di Carlo, gli successe il figlio Ludovico detto il Pio, alla morte del quale si scatenò una guerra di successione tra i suoi tre figli maschi, che si concluse con la divisione dell’impero in tre zone.

Alla fine del secolo, l’impero cadde in una profonda crisi, sia a causa della crescente potenza dei grandi feudataria, sia a causa delle nuove invasioni di Normanni, Vichinghi, Saraceni e Magiari. Carlo il Grosso riuscì a riorganizzare l’Impero nell’884, ma fu costretto a rassegnare le dimissioni nell’887.

Nel 962 venne incoronato a Roma un nuovo imperatore: il re di Germania Ottone I di Sassonia. Ottone unì così la corona germanica a quella imperiale, dando vita al Sacro Romano Impero di Nazione Germanica, o Primo Reich.

Alla dinastia sassone successe quella di Franconia, i cui figli entrarono in conflitto col Papa sulla questione delle investiture dei Vescovi (la Lotta per le investiture: 1075-1122).


Alla morte dell’ultimo esponente di Casa Franconia, si scatenò una lotta per la successione tra due schieramenti opposti: i Guelfi, che appoggiavano la casa di Baviera e i Ghibellini, che invece sostenevano quella di Svevia. Il conflitto si risolse con l’elezione di Federico I Hohenstaufen di Svevia, detto “il Barbarossa”, figlio di un esponente ghibellino svevo e di una bavarese guelfa, il quale riuscì a placare le acque in Germania.

Il Barbarossa scese più volte in Italia per richiamare all’ordine i Comuni che si erano proclamati indipendenti dall’Impero, ma non riuscì in questo intento e fu costretto a concedere l’autonomia.

 Con un’abile mossa politica, fece poi sposare il figlio con l’ultima discendente del regno Normanno, ottenendo così il controllo del Meridione Italiano.

Nel 1215 salì al trono di Germania, con l’appoggio di papa Innocenzo III, il nipote del Barbarossa, Federico II di Svevia. Il nuovo imperatore riuscì a creare nel Sud Italia un regno raffinatissimo dal punto di vista culturale, ma al Nord dovette anch’egli scontrarsi coi comuni, nei quali nacquero fazioni pro Imperiali e anti Imperiali che presero anch’esse il nome di Guelfi e Ghibellini.

Alla morte di Federico II, ripresero le lotte per il potere sia in Germania sia in Italia, dove il potere degli Angioini francesi chiamati dal Papa per governare le regioni meridionali fu contrastato dal nuovo imperatore, Enrico VII di Lussemburgo, e dal casato Aragonese.

All’inizio del ‘400, l’ultimo esponente di casa Lussemburgo sposò una principessa del casato d’Asburgo. Questa famiglia prese quindi il titolo di imperatore e quindi il potere in Germania e lo mantenne fino al 1806, anno in cui Napoleone Bonaparte pose fine al Sacro Romano Impero.

La Situazione Italiana: Comuni, Signorie e Principati

Per approfondire leggi: I comuni: riassunto
Sul finire dell’XI secolo, le nuove élites cittadine iniziarono a riunirsi in associazioni e a eleggere i propri magistrati, con l’obbiettivo di ripianare i contrasti interni e di promuovere e difendere la loro immunità e i loro privilegi.

Nacquero quindi le prime organizzazioni comunali, le quali riuscirono a ottenere una discreta autonomia dopo aver sconfitto l’imperatore e averlo costretto alla pace. Un grande problema di questi Comuni era però la conflittualità tra le varie fazioni, problema che si risolse affidando il governo del comune a una sola persona e con la nascita, quindi, di un nuovo sistema politico: la Signoria.

Nel corso del XIV secolo, le signorie più importanti presero sempre più terreno e alcuni signori particolarmente facoltosi arrivarono ad acquistare un titolo nobiliare. La signoria, quindi, si trasformò in un vero e proprio Principato eredetario. Nel XV secolo l’Italia era un mosaico di statarelli regionali.

Il Medioevo in Europa: La nascita delle Monarchie Nazionali

In contrapposizione a ciò che stava accadendo in Italia, nel resto dell’Europa Occidentale la crisi delle due principali istituzioni, l’Impero e il Papato, fece sì che iniziò il fenomeno della nascita di quei grandi stati nazionali che si sarebbero poi consolidati nei secoli successivi.
La formazione queste nuove monarchie “assolute”, cioè sciolte da ogni tipo di vincolo imperiale o ecclesiastico, comportò la decadenza del sistema feudale e l’ascesa di quello borghese, che diventò il principale alleato del potere monarchico.

Le caratteristiche principali di questo tipo di stati erano la concentrazione di tutto il potere nelle mani del Re e l’amministrazione dello stato fu affidata non più a uomini la fiducia era assicurata in cambio di terra ma a funzionari stipendiati dal tesoro regio.

I paesi che si diedero questa organizzazione furono l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Portogallo.

Le conseguenze del Medioevo

Con il Medioevo si sono gettate le basi della nostra società moderna, infatti l’urbanizzazione di massa è iniziata proprio durante il Medioevo, questo periodo è stato fondamentale per la nascita delle grandi nazioni europee che da lì fino alla fine del Medioevo dominarono tutto il mondo conosciuto fino all’epoca grazie alle loro flotte navali, stiamo naturalmente parlando soprattutto di Francia, Inghilterra e Spagna, senza dimenticare il Portogallo.

L’anno mille nel Medioevo: L’anno della svolta

L’anno mille è ritenuto l’anno della rinascita, in quest’epoca del Basso Medioevo, ci furono dei cambiamenti importantissimi per ciò che concerne la vita sociale, e ci furono cambiamenti importanti soprattutto dal punto di vista economico, si sono messe le basi di quella che sarebbe poi diventata la società moderna.

Anche se è ritenuto uno dei periodi bui dell’umanità, il Medioevo è stato di vitale importanza per quella che poi sarebbe diventata la società, e la svolta avvenne proprio nell’anno mille.
Addirittura si pensava che nell’anno mille ci sarebbe stata la fine del mondo.

Rinascita Anno Mille

Differenza tra Alto e Basso Medioevo

La differenza tra l’Alto e il Basso Medioevo è solo di tipo temporale, è uso comune ritenere che l’Alto Medioevo inizi con il crollo dell’impero romano nel 476, e termina nell’anno mille, mentre invece il Basso Medioevo che è appunto uno dei periodi storici più importanti per la storia dell’umanità inizia nell’anno mille e termina nel 1492 quando Cristoforo Colombo scopre l’America con le caravelle.

Cos’è il tardo Medioevo?

Il Tardo Medioevo è solo uno dei nomi che si attribuiscono al Basso Medioevo, ed è stato di vitale importanza per la storia dell’Europa, ma soprattutto per quella italiana, basti pensare che la maggior parte della cultura italiana in termini di costruzioni monumentali come i castelli, è avvenuta proprio nella fase del Basso Medioevo, quindi di certo non si può sostenere che sia stato un periodo del tutto orribile, anzi.

Il sistema feudale durante il Medioevo

Il Feudalesimo Medioevale vide un intenso rapporto tra i Signori e i Vassalli(che erano degli schiavi moderni per l’epoca), il tutto era basato con i Signori che davano una parte del proprio terreno ai contadini che lo coltivavano, molti storici hanno sostenuto che questo sistema sia nato per far fronte all’assenza di potere in quelle zone molti distanti dal potere centrale, cioè laddove vi era Carlo Magno con il pieno controllo.

Ai Vassalli andava giusto il minimo indispensabile per sopravvivere, mentre le classi nobili, cioè i feudatari si divideva tutta la ricchezza prodotta grazie ai loro terreni.

Mestieri e professioni nel Medioevo

Nel Medioevo i lavori che andavano per la maggiore tra le persone di ceto basso erano quelli di tipo manuale: Fabbro, Muratore, Calzolaio, Mungitore ecc. Il lavoro del ceto più basso era quello del contadino, il contadino era tecnicamente uno schiavo a tutti gli effetti, e il suo Signore poteva deciderne la sorte. Solamente nel XIII secolo anche i contadini divennero liberi.

Uno dei lavori più interessanti tra quelli svolti nel Medioevo era quello dei feudatari e dei cavalieri, questi ultimi appartenevano alla classe media, mentre invece clero e nobiltà com’è normale che sia appartenevano alle classi alte della società.

Sistema Feudale nel Medioevo

Le donne nel Medioevo

A differenza di ciò che pensano in molti, le donne durante nel Medioevo erano giuridicamente libere, avevano delle grandi limitazioni dal punto di vista lavorativo perché potevano fare solo lavori specifici, ma non vi erano le limitazioni di libertà che molti credono che avessero.

Di questo abbiamo le prove grazie a dei contratti che sotto forma di documenti sono pervenuti fino a noi, dimostrandoci che la donna aveva molta più autonomia di quello che si potesse immaginare.

Vita sociale nel Medioevo

La giornata nel Medioevo iniziava con il suono delle campane delle Chiese, spesso le persone prima di andare a lavorare andavano a messa, ed era molto forte la spiritualità, tant’è che per difendersi dagli attacchi di ladri e briganti molte persone erano solite utilizzare degli oggetti che avevano l’effige dei santi, questa cosa all’epoca era molto comune.

Molto comune nel medioevo era la figura dei giullari, infatti per strada era possibile assistere a tantissimi spettacoli, soprattutto in città come Firenze.

Nonostante vi fosse già da tempo la figura del medico, molti non si rivolgevano ai medici tranne che in casi di estremo pericolo, perché il costo del servizio offerto dai medici spesso era troppo esoso per le famiglie dell’epoca.

Quanto costa l’alluminio?

Luminoso, durevole e funzionale: queste sono le qualità che fanno dell’alluminio uno dei materiali di ingegneria chiave del nostro tempo.

Possiamo trovare l’ alluminio nelle case in cui viviamo, nelle automobili che guidiamo, nei treni e gli aerei che ci portano su lunghe distanze, nei cellulari e nei computer che utilizziamo quotidianamente, nei ripiani interni nostri frigoriferi e nei design di arredamento delle case moderne. 
Ma circa 200 anni fa si sapeva molto poco di questo metallo. L’alluminio riciclato è una risorsa inesauribile si fonde facilmente ed è utile nella creazione di tantissimi oggetti. Il riciclo di questo metallo è una fonte di ricchezza per le aziende.
Quanto costa l'alluminio

Quanto costa l’alluminio: Quotazioni di mercato

L’alluminio vale tanto, perché può essere usato  in tantissimi settori come l’edilizia, i trasporti, l’elettronica.
Il prezzo dell’ alluminio deriva dalle quotazioni di mercato. Le aziende che si occupano di riciclarlo lo pagano a circa 0,50 centesimi al chilo  La raccolta differenziata dell’alluminio non viene fatta dai cittadini ma dai comuni. 
Le amministrazioni più virtuose su servono della raccolta differenziata dell’alluminio per ridurre le tasse sui rifiuti e i soldi ricavati vengono usati per i servizi alla cittadinanza. Molti Comuni stipulano convenzioni con le aziende che si occupano di riciclare l’alluminio, per poi rivenderlo alle ditte che operano nei settori di interesse.
Il circolo dell’alluminio è un circolo che se ben sfruttato può creare diverse risorse, non solo si produce tanto, ma si usa poca energia, e non si causano danni all’ambiente. Se non venisse riciclato avrebbe un impatto ambientale davvero dannoso, basti pensare che per creare una lattina di 16 grammi vengono inquinati 38 metri cubi di aria, circa l’aria di un’intera stanza, una quantità di acqua pari a 53 volte la sua capienza e 30 centimetri cubi di suolo.
Fortunatamente gli stati industrializzati provvedono al suo riciclaggio.. se si fonda alluminio già riciclato si sfrutta solo una piccola percentuale di energia rispetto a quella necessaria per ricavare L’ alluminio dalla bauxite.
Grazie alle convenzioni che che gestiscono i rifiuti di imballaggio in alluminio, è possibile raccogliere e vendere alluminio ricavandone benefici economici e ambientali. L’alluminio usato si può trovare in formato di bricche o pacchi di diverse misure, oppure sciolto. 
La pezzatura è variabile a seconda dell’impianto e dalla tecnologia impiegata per il riciclo dei rottami dell rottame. Vendere alluminio può essere una possibilità di business per molti. I rifiuti vengono compattati e consegnati al consorzio che li rivende a sua volta.

ll materiale viene pagato al chilo alla consegna. Il suo prezzo come detto in precedenza è più i meno 0,50 centesimi al chilo perché la sua valutazione è soggetta alle quotazioni in Borsa.