Prima Guerra Punica: Riassunto

La prima guerra punica fu una delle tre guerre che si combatterono tra Roma e l’Antica Cartagine, essa si tenne tra il 264 e il 241 a.C. In questa guerra si tenne la più grande battaglia navale della storia antica, la battaglia delle Isole Egadi che tra l’altro sancì anche la fine della guerra.

 La guerra fu combattuta per stabilire chi avrebbe dovuto prendere il controllo del Mar Mediterraneo e quindi delle terre che il mare bagna.
Fu una guerra combattuta sia via terra che via mare, ma la differenza la fecero le flotte navali, e Roma riuscì ad uscirne vincitrice. Questo sarà un riassunto della prima guerra punica per scuola elementare.

Riassunto della Prima Guerra Punica: Situazione tra Roma e Cartagine prima della Guerra

I rapporti tra Roma e Cartagine prima dello scoppio della prima guerra punica erano buoni, si erano divise l’area di influenza nel Mar Mediterraneo e ognuna coltiva i propri interessi, questo fino al terzo secolo avanti cristo, quando gli interessi delle due grandi realtà antiche non permettevano più rapporti diplomatici.

Cause della prima guerra punica

La causa principale della prima guerra punica fu il conflitto di interessi tra Roma e Cartagine, entrambe volevano il controllo del Mediterraneo per ampliare il proprio dominio e utilizzare le rotte commerciali per arricchirsi. Poiché non si riuscì a trovare un accordo diplomatico si giunse allo scontro con le due flotte navali che si fecero la guerra per più di 20 anni. Lo scontro non fu solo via mare, ci fu pure uno scontro via terra, ma decisamente meno importante di quello via mare.

La Magna Grecia aveva interesse affinché la guerra fosse vinta dalla Repubblica Romana, così aiutò Roma ad allestire una flotta in grado di reggere dinanzi alla potenza dirompente della flotta cartaginese. 

La Magna Grecia intervenne in aiuto di Roma perché precedentemente Roma aveva aiutato la Magna Grecia. L’evento principale che portò alla guerra infatti fu il tentativo di soldati mercenari di conquistare Messina, questi soldati detti Mamertini provarono a conquistare Messina e ci sarebbero anche riusciti, ma la città di Siracusa intervenne per cacciarli da Messina, e questi chiamarono in aiuto i Cartaginesi che accorsero. 

Siracusa era intervenuta per difendere Messina, e avrebbe potuto sconfiggere i Mamertini senza troppe difficoltà, ma nulla poteva contro Cartagine, così fu costretta a ritirarsi e chiamare in aiuto suo e di Messina la Repubblica Romana.

I Romani riuscirono a conquistare Messina strappandola dalle grinfie cartaginesi, e inoltre riuscirono a conquistare anche Agrigento che ormai da tempo era un luogo strategico per i cartaginesi. Fu guerra.

Lo svolgimento della prima guerra punica

Cartagine aveva una flotta molto forte, quindi i romani avevano poche possibilità di riuscire a sconfiggere Cartagine via mare, così intervenne la Magna Grecia che era molto avanzata da questo punto di vista e permise a Roma di costruire una flotta in grado di tenere testa a quella Cartaginese, la differenza nella vittoria finale di Roma la fece l’abilità dei romani nella lotta corpo a corpo, infatti questi ultimi utilizzarono il rostro, uno strumento che permise ai romani di agganciare le navi cartaginesi e salire a bordo ingaggiando un duello che i cartaginesi non avrebbero potuto vincere.

Prima Guerra Punica
La prima battaglia si tenne in quel di Milazzo(Messina) e i romani vinsero nettamente, successivamente ci furono altre battaglie, alcune delle quali molto in bilico tra cui quella di Capo Ecnomo, che è definita dagli storici come la più grande battaglia navale dell’antichità.

Successivamente i romani acquisirono grande competenza in merito alla guerra via mare, così rinunciarono al rostro, il quale dava problemi di navigabilità, e questo fu decisivo per vincere le battaglie decisive che sancirono la vittoria finale di Roma, quella che mise fine alla guerra fu la battaglia delle isole Egadi.

Le conseguenze della prima guerra punica

La fine della prima guerra punica non segnò la fine dei conflitti tra Roma e Cartagine, infatti Cartagine appena si riprese economicamente dallo scotto della prima guerra punica riassesto la propria flotta e le proprie truppe di terra, e fu di nuovo pronta per competere con Roma. Nel frattempo che Cartagine rimettesse i cocci apposto, Roma conquistò la Sardegna e si impossessò anche della Corsica. Da lì a 20 anni scoppiò la seconda guerra punica.

Rivoluzione Francese: Riassunto

Il Settecento viene definito dalla maggior parte dei libri di storia come “L’epoca dei Lumi e della Rivoluzione francese“. 

In effetti il Settecento è il secolo che viene immediatamente dopo il Seicento, il quale al contrario viene documentato come un secolo “oscuro” dove predominano ignoranza, bigottismo e superstizione.

Come vedremo in questo riassunto della rivoluzione francese, quel secolo è stato fondamentale come preparazione alla rivoluzione.

Il Settecento può essere anche considerato come il secolo che cambiò il mondo, perché in questo secolo la Francia vide nascere, svilupparsi e diffondersi in Europa e fuori il movimento dell’Illuminismo (e qui torniamo alla nostra definizione: “secolo dei Lumi e della Rivoluzione). 
Molto importante fu il contributo degli illuministi, su tutti: Voltaire e Rousseau
Fu il secolo in cui si tenne la Rivoluzione francese, di cui ora vi faremo il riassunto.
Questo è stato uno dei periodi più importanti della storia Europea, perché la rivoluzione francese ha dato vita allo Stato Moderno, ovvero allo Stato di diritto, mettendo fine ad un’egemonia che durava da millenni, e che finalmente grazie alla rivoluzione cessava d’esistere una volta per tutte.
Non va mai dimenticato che se non ci fosse stata la rivoluzione francese, l’Europa come la conosciamo oggi non esisterebbe, perché la rivoluzione francese non è stata fondamentale solamente in Francia, ma anche e soprattutto in Europa.
Rivoluzione francese riassunto

Riassunto della rivoluzione francese

Quello che stai per leggere è un riassunto breve, ma ugualmente dettagliato per poter studiare la rivoluzione francese sia per la scuola media che per la scuola superiore. 
Con questo riassunto abbiamo l’obiettivo di fornire una visione completa di tutti quei fatti che hanno portato alla rivoluzione francese, e quali sono state le conseguenze sia in Francia che nel resto del mondo, quindi quale è stato l’impatto sul mondo.

Cosa sono i Lumi?

Il movimento Illuminista nasce dapprima in Francia e poi attraversa tutta l’Europa, per poi approdare in quelli che saranno gli Stati Uniti d’America. I pensatori Illuministi furono abili a diffondere l’idea di una visione del mondo basata sulla Ragione e sul progresso scientifico e culturale.

Essi ritenevano infatti che la Ragione avesse il potere di permettere a tutti, uomini e donne di qualsiasi etnia, religione o classe sociale di migliorare le proprie condizioni di vita. 

Questo modo di porsi nei confronti del mondo non solo favorì enormi passi avanti nelle scienze e nella tecnica, ma influenzò enormemente anche i rapporti tra sovrani e sudditi.

Tutto questo diede inizio alla circolazione di idee rivoluzionarie (introduciamo anche il secondo punto della definizione) con cui dovettero fare i conti principalmente i monarchi Francesi, del luogo in cui tutto ebbe inizio e portò alla rivoluzione francese.

 

Cos’è l’Ancien Régime?


Uno dei principali punti di discussione nei salotti settecenteschi era su come dovesse essere gestita una nazione. Il concetto di “monarchia assoluta per diritto divino” era uno di quei punti che difficilmente venivano digeriti dai pensatori del XVIII secolo, alla fine del secolo, quindi, i francesi iniziarono a utilizzare la connotazione spregiativa di Vecchio Ordine (Ancien Régime in francese)  per indicare appunto il sistema di governo in cui vivevano è che speravano di cambiare.

La società tripartita: I Tre Stati

La società francese era da secoli (precisamente dal medioevo) fortemente divisa in tre ordini o “Stati”. Il primo e il secondo stato, composti rispettivamente dalla nobiltà  e dal clero, i cui membri erano meno del 10% dell’intera popolazione, godevano di immensi privilegi: possedevano latifondi (enormi quantità di terra), godevano di agevolazioni fiscali non indifferenti oppure, nel caso del clero, erano totalmente esentati dal pagamento delle tasse.
Vi era poi il “terzo stato“, che componeva quasi il 90% della popolazione francese. Era una classe sociale molto eterogenea, poiché comprendeva tutta la popolazione che non faceva parte degli altri due stati. Essa inoltre non godeva di privilegi fiscali di nessun tipo.

I Tre Stati
Rappresentazione dei Tre Stati in Francia durante la rivoluzione francese

La Francia in crisi

Nel 1774 sale al trono di Francia il delfino Luigi di Borbone, che diventa re con il nome di Luigi XVI. 

Il nuovo sovrano riceve in eredità una Francia in cui la situazione economica era devastante: il paese usciva da pesanti sconfitte militari i re venuti prima di lui hanno scialacquato gran parte delle tasse e tutti questi enormi costi non venivano più bilanciati da introiti derivati dal commercio o dalla conquista di nuove terre, le uscite quindi superavano le entrate e il bilancio nazionale era in rosso. 

Per fronteggiare l’imperversare della crisi, re Luigi XVI fu costretto a convocare nel 1789 l’assemblea degli Stati Generali.

Qui, i rappresentanti dei tre stati entrarono subito in conflitto sul sistema di voto: i primi due volevano il voto “per stato”, in modo da assicurarsi il mantenimento dei loro privilegi mentre il terzo stato, dal momento che come ho detto costituiva la maggior parte della popolazione, chiedeva il voto “per testa.

Alla fine non si giunse a un accordo, i membri del terzo stato quindi lasciarono l’assemblea e ne fondarono una nuova, l’Assemblea Nazionale, che si era posta l’obbiettivo di dare alla Francia una costituzione democratica basata sui principi illuministi. La rivoluzione era iniziata.

Luigi XVI
Luigi XVI

L’evento fondamentale della rivoluzione francese: La presa della Bastiglia

Il 14 luglio 1789 una nutrita folla di parigini assaltò e mise a ferro e fuoco la prigione della Bastiglia in cerca di armi, questa fortezza era il luogo in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici e agli occhi del popolo francese rappresentava il simbolo dei soprusi della monarchia assoluta.

Questo episodio viene tradizionalmente concepito come la scintilla che fece scoppiare la rivoluzione, nello stesso momento, infatti, in tutta la Francia scoppiava la sollevazione popolare nelle città e nelle campagne i contadini si ribellavano contro i nobili.

Presa della Bastiglia
Presa della Bastiglia – 1789

Le cause della rivoluzione francese

Alla fine del 1700 l’antico regime si trovò in grosse difficoltà economiche che misero in ginocchio la Nazione, questo a causa delle ingenti risorse utilizzate in guerra, così ci fu una proposta di riforma che andò ad ostacolare gli interessi dei poteri forti, cioè della nobiltà e del clero, così Luigi XVI decise di convocare Gli Stati Generali, con i quali avrebbe potuto ottenere ciò che voleva, in quanto gli Stati Generali erano composti dai cosiddetti “tre stati”, e la classe più debole, cioè quella del proletariato era in netta minoranza, così clero e nobiltà potevano agire secondo i loro interessi. Questo fece scoppiare la rivoluzione.

La Monarchia Costituzionale

La nuova assemblea nazionale riuscì a elaborare una costituzione, la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che stabiliva tra le altre cose l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 

Questa costituzione limitava parecchio i poteri del re, che di fatto ora rappresentava soltanto una carica formale.

 Luigi e la sua famiglia vennero costretti dalla nuova assemblea ad abbandonare Versailles e a trasferirsi alla reggia delle Tuileries dove erano costretti a vivere sotto scorta armata. 

Nel 1791 la famiglia reale tenta inutilmente di fuggire verso il Belgio e una volta smascherato questo tentativo di fuga, re Luigi è obbligato ad accettare la costituzione.

La Francia diventa Repubblica

Nel 1792 venne fondata una nuova assemblea composta da due gruppi, uno più moderato, i foglianti, composti a loro volta dai conservatori e dai monarchici è da un gruppo più radicale formato dai partiti dei Girondini, dei Giacobini e dei Montagnardi

Questi ultimi erano fortemente convinti che il re dovesse essere eliminato e che dovesse quindi essere proclamata la repubblica. Nel mentre gli altri stati europei, temendo la stessa sorte che era capitata alla Francia, si alleano contro di essa e le dichiararono guerra. 

Gli abitanti di Parigi si sollevano quindi contro l’Assemblea e vengono quindi indette delle elezioni a suffragio universale (primo caso nella storia in cui il diritto di voto veniva esteso a tutti, donne comprese). 

Da queste elezioni nasce una nuova assemblea a forte componente radicale, la quale il 21 settembre 1792 proclama la Repubblica. Anche nella Convezione, però, sono forti i contrasti tra moderati e radicali, prevalgono questi ultimi e nel 1793 chiedono e ottengono la condanna per alto tradimento del re, il quale viene decapitato.

La Ghigliottina


Lo scienziato Joseph Guillotin, eletto membro dell’assemblea nel 1789, sosteneva che le esecuzioni capitali dovessero essere più rapide e indolore. Riuscì quindi a far approvare una legge che introduceva una nuova macchina, di sua invenzione, per la
decapitazione. Questa macchina prese il nome del suo inventore e rimase in uso in Francia fino al 1977, anno in cui in Francia venne abolita la pena di morte.

Il regime del Terrore e la fine della Repubblica

Nell’agosto 1793, cadde anche la Convenzione e venne formata un’altra assemblea, il Comitato di Salute Pubblica, controllato dai Giacobini, la quale governò con stampo autoritario e violento.
 Molte persone venivano condannate a morte senza essere processate soltanto in base a semplici sospetti. Persero la vita su tutti  la regina Maria Antonietta, il chimico Antoine-Laurent Lavoisier oltre a migliaia di altre persone.
 Il governo presieduto da Maximilien Robespierre però non fu solo una sanguinosa dittatura, introdusse il servizio di leva obbligatorio, grazie a cui sì riuscirono ad allontanare le potenze nemiche dalla Francia ed emanò molti provvedimenti in favore del popolo.
 L’alta borghesia mal sopportava queste politiche vicine al popolo, nel luglio 1795 (9 Termidoro dell’anno II), con un colpo di stato, vennero giustiziati Robespierre e tutti i capi giacobini. Il potere passò quindi ad un Direttorio di cinque membri, scelti tra gli esponenti dell’alta borghesia, che rimase in carica fino al 1799, anno in cui Napoleone Bonaparte assunse la carica di Primo Console dei Francesi.


Le conseguenze della rivoluzione francese


La rivoluzione francese ha avuto conseguenze importantissime sulla storia d’Europa e del mondo intero, perché in seguito alla rivoluzione francese è nato lo Stato Moderno, ovvero lo Stato di diritto, è finita l’epoca dei sovrani che sostenevano di essere loro stessi lo stato.

Lo Stato sono io(Luigi XIV)

Possiamo dire che la rivoluzione francese ci ha dato quelle che sono le basi della democrazia, tant’è che grazie alla rivoluzione francese si ha anche il primo suffragio universale della storia. Venne abolita per sempre la monarchia assoluta, la quale in giro per l’Europa aveva solamente fatto danni, in quanto il potere era esclusivamente nelle mani del monarca di turno, inoltre vennero meno molte delle cose istituite durante il Medioevo, tant’è che spesso si sostiene che in realtà la Rivoluzione Francese sia stata la vera causa della fine del Medioevo, fu abolita la schiavitù e con essa anche i feudi.

Ci fu una grande opera di redistribuzione della ricchezza, naturalmente vista l’epoca ci furono comunque dei favoreggiamenti, ma i poverissimi smisero di essere poverissimi.
La rivoluzione francese ha avuto un impatto fortissimo sulla Storia, tant’è che con essa è terminata la storia moderna ed è nata la storia contemporanea. Storia moderna che era iniziata con la scoperta dell’America, e la fine del Medioevo.

La Costituzione Francese


Tra le varie conseguenze della Rivoluzione Francese c’è la nascita della Costituzione Francese che combacia naturalmente con il crollo della Monarchia assoluta la quale fu bandita per sempre dall’ordinamento giuridico francese. 
Così come in Italia circa 160 anni dopo, anche in Francia ci fu un’Assemblea Costituente che si riunì per decidere quali dovessero essere i punti fondamentali della Costituzione e come dovessero fare per evitare che ci fosse un nuovo autoritarismo nella storia francese.
Lo stesso, come detto poc’anzi, si è ripetuto in Italia con il fascismo che fu letteralmente smontato dalla Costituzione che letta metaforicamente contiene lo spauracchio che il fascismo possa tornare, tant’è che è stata studiata per bandirlo, così come la Costituzione Francese è stata studiata, oltre che per garantire diritti e uguaglianza anche per distruggere per sempre la Monarchia assoluta, altrimenti mai ci sarebbe potuta essere parità di diritti.

Le vittime della Rivoluzione Francese

I grandi eroi della Rivoluzione Francese hanno pagato a caro prezzo gli sforzi fatti per rendere la Francia e l’Europa un posto migliore, perché l’abolizione della schiavitù, la nascita dello Stato di Diritto e tutte le straordinarie conquiste della Rivoluzione Francese sono costate molto caro agli antenati degli attuali transalpini, perché portò alla morte di oltre mezzo milione di persone probabilmente fu in conflitto più sanguinario della storia fino a quel momento, basti pensare che in quegli anni, cioè il Settecento, in Francia all’epoca c’erano poco più di 20 milioni di persone, mentre oggi sono più di 60. Ciò significa che morì quasi un francese su trenta per regalarci un mondo di uguaglianza.
Un riassunto sulla rivoluzione francese non può non concludersi con un grande plauso a tutti i contadini morti in nome della rivoluzione, rivoluzione che ha dato a noi tutti la libertà.

Basso Medioevo Riassunto

Nell’anno mille termina la fase iniziale del Medioevo(Alto Medioevo) e inizia una nuova fase della storia chiamata Basso Medioevo, in cui ci furono molti sviluppi, specialmente dal punto di vista agricolo e commerciale che adesso andremo a riassumere in questo riassunto sul basso medioevo. Questo periodo si colloca tra l’Alto Medioevo che inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta dell’America.

Questo periodo è ritenuto comunemente un periodo buio, pieno di terrore e di problemi di varia natura, tant’è che il Medioevo è entrato nel linguaggio di tutti i giorni grazie alla frase:”Non siamo mica nel Medioevo”. In realtà la vita nel Medioevo era decisamente meno dura di quello che oggi è possibile immaginare.

Crociate

Le novità agricole nel Basso Medioevo


Venne introdotta la rotazione triennale, che consisteva nel lasciare a riposo una parte del terreno ogni 3 anni, per far sì che il terreno producesse un raccolto migliore, inoltre venne introdotto l’aratro pesante per scavare più a fondo ciò nell’intento di trovare la parte più fertile del terreno.
Venne anche introdotto il gioco, un particolare collare rigido per gli animali che serviva per unirli insieme e fargli trascinare l’aratro, in questo modo si riuscì a impiegare i cavalli per il lavoro sui campi, che erano più veloci. 
Tutte queste innovazioni fecero in modo che il raccolto agricolo aumentasse, e questo in concomitanza con la fine delle guerre con i germanici, portò ad un aumento demografico.
Inoltre, si pensò di iniziare a dissodare le parti di terreno non usate, e diboscare le parti paludose in modo da poter creare un numero maggiore di campi e villaggi, e di conseguenza più raccolto e cibo per tutti, inoltre il raccolto in eccesso veniva venduto, da ora in avanti l’agricoltura non sarebbe stata più solo di sussistenza.

Il commercio nel Basso Medioevo

Si sviluppò anche il commercio, infatti grazie all’aumento dei campi e al raccolto, quello in eccesso veniva venduto nei mercati locali ma non solo, questo permise anche al commercio marittimo di espandersi, grazie alla crescita della domanda dei beni di consumo. Le repubbliche marinare maggiori in Italia furono Venezia, Genova, Pisa, Amalfi.

Il Feudalesimo nel Basso Medioevo

Venne introdotto un nuovo sistema di potere, basato sul rapporto vassallatico. Questo sistema prese il nome di feudalesimo. Si instaurava un’alleanza tra il potere centrale e il potere locale.
Come all’inizio, anche in questo sistema veniva concesso in beneficio un feudo, ma rispetto all’epoca precedente il vassallo che riceveva in omaggio la terra, non combatteva solo per avere una terra e un alloggio, ma diveniva governatore di quella terra, governandola con un potere più ampio. 
Quindi se nell’Alto Medioevo si creava un’alleanza tra due persone, ora si crea un’alleanza tra potere centrale e potere locale.
Grazie a questo sistema si venne a creare una gerarchia, dove al vertice c’era il sovrano, che dava ordini ai vassalli, chiamati ora feudatari, che a loro volta possono avere un loro vassallo e quindi concedere un feudo ad altri vassalli. 
Questo schema non venne mai del tutto messo in pratica poiché il sovrano governava comunque direttamente alcune porzioni di territorio. Ebbe comunque la sua utilità perché creò un rapporto formale tra il sovrano e il potere locale.
Ad esempio, i signori di banno (coloro che avevano un grande terreno e avevano anche funzione difensiva e giudiziaria) per ottenere una legittimazione formale, davano al sovrano tutti i loro possedimenti insieme ai poteri che potevano esercitare, e a sua volta il sovrano glieli restituiva. 
In questo modo il feudatario non rischiava di perdere i suoi possedimenti continuando comunque a esercitare i poteri di prima, e il re vedeva riconosciuta la propria autorità.
In questo sistema venne implementata anche l’ereditarietà dei feudi, ovvero se un vassallo moriva, i suoi feudi andavano alla famiglia, in questo modo la concessione dei feudi non era più temporanea, ma definitiva.
Questo sistema era una garanzia sia per il potere centrale che per il potere locale. Se il vassallo avesse tradito, il sovrano avrebbe potuto togliergli il feudo con un motivo valido, mentre se il sovrano avesse tolto al vassallo il feudo senza motivo, quest’ultimo si sarebbe potuto appellare al tribunale dei suoi pari
Inoltre venne istituito un editto (constitutio de feudis) da Corrado II che fece si che i benefici minori, ovvero quelli dati da un vassallo a un suo vassallo minore fossero ereditari. L’imperatore in questo modo era al vertice della gerarchia feudale, perché ci si poteva rivolgere a lui per vedersi riconosciuta l’ereditarietà.

I Normanni durante il Basso Medioevo

Basso Medioevo

Tra i Normanni, i primi che riuscirono a conquistarsi una parte dell’Italia meridionale furono le truppe di Guglielmo Altavilla. A cui venne riconosciuto il titolo di Duca di Melfi e gli vennero concessi i territori sottratti ai bizantini in forma feudale.
In pochi anni i Normanni si affermarono come una grande potenza, il papato cercò di affrontarli più volte per eliminarli ma non ci riuscì e quindi decise di allearsi con loro per farli combattere contro le città che si opponevano alla Chiesa, nello specifico i musulmani e gli ortodossi in Calabria, Puglia e Sicilia. 
Queste città conquistate vennero poi ereditate da Ruggero II che costituì un nuovo regno con capitale Palermo e fuse le varie tradizioni: araba, bizantina e normanna.

La cavalleria nel Basso Medioevo

Con l’uso del feudalesimo si venne a creare una nuova classe sociale, la cavalleria. Dalla parte militare questo termine significava combattere a cavallo, ed era costituita da un gruppo sociale di persone che condividevano gli stessi ideali.
 Più avanti la cavalleria divenne un mezzo di ascesa sociale, e ancora più in la potevano diventare cavalieri solo i figli di cavalieri e di conseguenza si aggiunsero a questa classe sociale anche un gruppo di persone che condivideva gli ideali cavallereschi (difendere il padrone, le persone povere…). Venne quindi associato al termine di cavaliere il termine nobile, e questi due termini diventarono sinonimi.
Oltre ai cavalieri, nella società c’erano anche altre persone, che vennero divise nella cosiddetta teoria dei tre ordini: c’erano le persone che combattevano (bellatores), quelle che pregavano (oratores) e quelle che lavoravano (laboratores). Questo schema è molto rigido ma spiega in parole povere come era organizzata la società a quel tempo.
In questa società e in alcune città avvenivano spesso delle violenze gratuite e degli scontri. Per rimediare a questo la Chiesa decise prima di istituire le cosiddette paci di Dio, ovvero un’assemblea in cui tutti i presenti giuravano di mantenere la pace e soprattutto di non combattere contro chi non fosse armato. 
In seguito, per evitare scontri, vennero istituite anche le tregue di Dio, ovvero venne vietato di combattere in alcuni periodi dell’anno molto importanti per la Chiesa (Pasqua, Natale..).
Da queste paci e tregue di Dio nacque una nuova concezione del cavaliere, ovvero il cavaliere al servizio della Chiesa.
La Chiesa autorizzava i cavalieri a combattere contro chi non rispettava le paci di Dio o chi andava contro la Chiesa ed era quindi eretico o musulmano, quindi non solo era permesso combattere con le armi per Dio, ma si pensava bensì che era un modo per raggiungere il paradiso una volta morti.
Proprio da questa concezione iniziarono le prime guerre sante commissionate dalla Chiesa, le cosiddette crociate (crociati perché portavamo il simbolo della croce come i pellegrini, la spedizione all’inizio era chiamata “iter” come il “viaggio” del pellegrino). 

Deck Cyber Drago 2017 da torneo

Nonostante alcuni sostengano che Yugioh sta morendo, e altri che Yugioh sia già morto, i ragazzi continuano a giocarci, così ho deciso di creare un Deck Cyber Drago per il 2017, questo deck non ha alcuna pretesa di vincere tornei, anzi, anche perché come stiamo per vedere è un deck incompleto, ma nei duelli con gli amici mi sta dando grosse soddisfazioni, è molto raro che riescano a battermelo.

Ad oggi su una lunga serie di 175 duelli sono riusciti a battermi solamente 24 volte, questo sta a significare che il deck gira bene nonostante abbia ancora tantissimi margini di miglioramento. Va anche sottolineato che ho inserito alcune carte proibite, che però sono facilmente sostituibili con altre carte che hanno i medesimi effetti.

Deck cyber drago 2017
Structure deck Rivoluzione Cyber Drago

Deck Cyber Drago 2017: Lista carte

La base di questo deck l’ho presa da due structure deck Rivoluzione Cyber Drago, l’ho modificato ed è venuto fuori così.
Per poterlo acquistare ti sconsiglio di andare in edicola perché non ce l’hanno mai, puoi acquistarlo direttamente su Amazon.

Extra Deck:

2x Cyber Drago Gemello
2x Cyber Drago Nova

Mostri:

2x Cyber Drago Drei
1x La Luce – Creatura Sigillo Fusione
1x Mek Fusoliera
3x Cyber Drago
1x Cyber Drago Zwei
1x Kaiser Cavalluccio Marino
1x Cyber Dinosauro
1x Mek Fortezza
2x L’Onesto
2x Cyber Drago Nucleo
2x Proto-Cyber Drago
1x Drago Miraggio

Carte trappola:


1x Armatura Sakuretsu
2x Ruggito Minaccioso
1x Stordici Trappola
1x Waboku
1x Richiamo del Posseduto
1x Prigione Dimensionale
1x Cilindro Magico

Carte Magia:

1x Rimpicciolire
2x Vincolo di Potere
1x Sepoltura Sciocca
1x Spada Rivelatrice
1x Mostro Resuscitato
3x Tifose Spaziale Mistico
1x Controllo della Mente
2x Cyber Impianto di Riparazione
1x Sepoltura Prematura
1x Rimozione di Limite
1x Linea di Montaggio delle Macchine
1x Buco Nero
1x Spaccatura

Strategia del deck Cyber Drago

Appare subito piuttosto chiaro che un deck del genere non ha alcuna speranza di vincere un torneo, e nemmeno di tener testa ai vari deck Meta del momento, ma quando si duella con deck “classici”, un deck di questo genere può fare la differenza nonostante non sia ottimizzato, per esempio mi manca Cyber Drago Finale, che volevo acquistare che però non ho più acquistato in quanto ho molti impegni lavorativi e di studio e poco tempo per giocare.

Un altro mostro per l’extra deck interessante sarebbe Drago Supremo Chimeratech. La strategia di questo deck si basa sul fatto che si riesce con grande agilità ad evocare Cyber Drago Gemello, grazie al quale si riesce a spazzare via l’avversario. Sono vitali le carte magia e trappola per riuscire a difendersi, e far piazza pulita dei mostri avversari.

Come ho già sottolineato con un deck di questo tipo nel 2016 non si va molto lontano se si gioca a livello agonistico, ma ottimizzando il deck, cosa che io spero di fare entro l’inizio dell’anno prossimo, potrebbe venir fuori un deck dignitoso in grado di tener testa a tutti i deck “classici”, cioè quelli che esistevano prima che arrivassero i vari Xyz, Turner e via scorrendo.

Perché il deck Cyber Drago è forte

A me il Deck Cyber Drago è sempre piaciuto, così come mi è sempre piaciuto il deck Mek Fortezza che ai bei tempi definì il deck più forte del mondo, tanto che ne andavo matto, e ho avuto un debole anche per il deck Golem Ingranaggio Antico. In parole povere mi sono sempre piaciuti molto i deck macchina, li ho sempre trovati molto affascinanti ed intercambiabili l’uno con l’altro. anche se ne ho prese tante, cioè ho perso spesso, contro il deck Alanera, questo diversi anni fa prima che smettessi di giocare, sono stato fermo almeno 3 anni e ho ripreso solamente negli ultimi mesi.

Il Medioevo: Riassunto

Con Medioevo si intende la cosiddetta “età di mezzo”, il periodo storico che occupa quella porzione di secoli che separano il crollo dell’Impero Romano d’occidente, la più grande potenza del mondo antico, dal Rinascimento.

Sulla data ufficiale dell’inizio del Medioevo, gli storici sono d’accordo a collocarla nel 476, l’anno in cui un re barbaro depone l’ultimo imperatore di Roma; sulla data della fine del Medioevo, invece, il dibattito è ancora apertissimo: c’è chi la colloca nel 1492 (data della Scoperta dell’America), chi nel 1453 (anno della caduta dell’altro impero “romano”, quello d’oriente), che ancora nel 1348 (l’anno in cui l’epidemia di peste nera raggiunse il suo picco).

Analizzeremo questo ed altri punti in questo Riassunto sul Medioevo.

Il Medioevo inoltre si divide in due periodi: quello che va dall’inizio fino a circa l’anno 1000 è detto Alto Medioevo, mentre il secondo periodo, quello che inizia circa nell’anno 1000 e si conclude con la fine di questo periodo storico è detto Basso Medioevo.

Non bisogna fare il grosso errore di credere che il Medioevo sia stato uno dei periodi peggiori della storia, perché in realtà molti degli avvenimenti avvenuti nel Medioevo sono riconducibili ad altre epoche, come per esempio la caccia alle streghe, la quale iniziò solamente alla fine del Medioevo e terminò in Germania in pieno illuminismo.

Riassunto del Medioevo: Perché il nome Medioevo


Medioevo riassuntoIl nome Medioevo come abbiamo già detto è riconducibile all’età di mezzo, cioè quell’età che porta il mondo dall’era antica a quella moderna, ed è uso comune ricondurre la nascita del Medioevo al crollo dell’Impero Romano, e la fine del Medioevo alla scoperta dell’America che porta alla nascita dell’era moderna e in un certo senso anche alla globalizzazione.

Questo periodo quindi è il periodo di intervallo che porta al passaggio dalla storia antica alla storia moderna.

Quest’epoca è piena di leggende urbane che in realtà non hanno alcun riscontro storico, di certo non è stato un periodo felice, e di certo non si può sostenere che sia stato uno dei periodi storici più edificanti per l’uomo, ma non è stato così terribile come molti continuano a ripetere da secoli.

Le invasioni barbariche e il crollo dell’Impero Romano: La nascita dell’Alto Medioevo

Come ho detto nel proemio, gli storici sono soliti porre l’inizio del medioevo nell’anno 476, anno in cui il Re germanico Odoacre depose l’ultimo sovrano dell’impero Romano, il quale all’inizio del quinto secolo, alla morte di Teodosio il Grande, era diviso in Oriente e Occidente; il sovrano deposto, Romolo Augusto, detto “Augustolo perché di età giovanissima”, era imperatore nella parte occidentale.

Già da prima di quella data, però, l’impero occidentale era soggetto alle scorrerie dei popoli germanici, i quali, venendo a mancare la stabilità del potere centrale e quindi la difesa dei confini settentrionali, iniziarono a penetrare nel territorio romano.

Quelle dei cosiddetti “barbari” non furono però vere e proprie invasioni, ma in realtà si trattò di grandi movimenti migratori dovuti a una lunga serie di motivi: i vari popoli germanici erano popolazioni soprattutto nomadi, che si spostavano di continuo e verso la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo successe qualcosa che li spinse a migrare verso sud, forse un cambiamento climatico e molto più probabilmente la pressione di popolazioni più feroci e potenti da nordest: gli Unni di Attila.


Fatto sta che le popolazioni germaniche iniziarono a migrare verso le terre Romane e vi si stabilirono; desiderosi di maggiore autonomia, dal momento che avevano raggiunto una grande densità di popolazione nell’impero, iniziarono a fare la voce grossa nei confronti della componente Romana.

Invasioni barbariche Mappa

I Visigoti

I primi furono i Visigoti, i goti dell’ovest, che dopo che fu respinta la richiesta dei loro generali, alleati in campo dei romani, nel 410 sotto la guida del re Alarico saccheggiarono Roma, occupandola per un breve periodo, alla fine del quale (416) si stabilirono in Aquitania, dando vita al primo regno Romano-Barbarico e anni dopo, partendo dall’Aquitania, un gruppo di Visigoti e Suebi occuparono anche tutta la penisola iberica, dove venne istituito un regno cristiano.

Fu poi la volta dei Vandali, i quali sotto la guida di Genserico occuparono le regioni africane e in pochi anni misero in piedi una flotta capace di tenere sotto scacco tutto il Mediterraneo.
Genserico poi, come aveva fatto Alarico nel 410, nel 455 saccheggia Roma.

La situazione delle altre regioni dell’Impero non era migliore: la Gran Bretagna era stata abbandonata già alla fine del quarto secolo e nel quinto era già diventata di “proprietà” della componente germanica (Angli, Sassoni, Juti e Frisoni).

Per l’Italia, la situazione fu un po’ più complessa: l’Italia cessò di essere Romana nel 476 per i motivi già raccontati. Odoacre regnò sulla penisola fino al 488, anno in cui gli Ostrogoti, che agivano sotto l’egida dell’imperatore d’oriente, il quale voleva riappropriarsi dell’Italia, invasero il paese e lo conquistarono dopo cinque anni di violenta guerra. Il capo degli Ostrogoti, Teodorico, non consegnò l’Italia all’imperatore che l’aveva inviato, ma se la tenne per sé instaurando il regno Romano-Barbarico degli Ostrogoti.

Tutti questi popoli di cui vi ho parlato, dopo aver istituito i loro regni, si convertirono al cristianesimo, ma a quello “sbagliato”: abbracciarono infatti la fede Ariana.

Questa fede, teorizzata dal monaco egiziano Ario, prevedeva che la natura di Gesù fosse soltanto umana fu bollata come eresia nel concilio di Nicea del 325, il primo concilio dei vescovi della chiesa cristiana.

I Germani appena convertiti al Cristianesimo scelsero questa strada soprattutto per semplicità, perché faticavano a credere nella doppia natura divina e umana di Cristo. Questo però portò allo scoppio di conflitti a carattere religioso, soprattutto nel regno Vandalo, in cui abbiamo prove che fossero avvenuti massacri di cattolici. L’unico regno che abbracciò subito la fede Cattolica fu il regno Franco.

I Franchi erano una congregazione di tribù germaniche che abitavano oltre il confine romano del Reno e quando la protezione su questo venne meno, iniziarono a penetrare in Gallia instaurando un regno Romano-Barbarico retto dai discendenti del leggendario re guerriero Meroveo (la cosiddetta stirpe Merovingia). Tra il 486 e il 496, un membro di questo “casato” diventato re, un tale Clodoveo, unificò il regno e si convertì al Cattolicesimo Romano. Questo fatto potrebbe spiegare il motivo per il quale la monarchia francese sia sempre stata nel corso della storia molto vicina alle istanze del Papato.

I regni romano-barbarici, seppur fossero molto diversi tra loro, seguivano pressoché tutti lo stesso schema di governo. L’aristocrazia Germanica era molto forte dal punto di vista bellico ma scarsa dal punto di vista dell’organizzazione politica e burocratica, quindi il re e i principali generali erano di etnia germanica mentre gli alti funzionari e i consiglieri di stato facevano parte della classe dirigente Romana.

L’impero Bizantino

Ma mentre a Occidente accadeva tutto ciò, qual era la situazione nell’Impero d’Oriente (che da ora in poi chiameremo Bizantino, dall’antico nome della sua capitale, Costantinopoli)? 
La civiltà bizantina raggiunse un livello altissimo in tutte le sue espressioni: fiorirono la cultura e le arti, le leggi romane vennero riorganizzate e tutto funzionava alla perfezione, segno dell’unità e della potenza del Cristianesimo Orientale.

L’imperatore era visto come l’incarnazione di Cristo in terra e in quanto tale aveva il controllo supremo sia degli affari politici sia di quelli religiosi (questa tendenza prese il nome di Cesaropapismo).

Sotto il regno dell‘imperatore Giustinano, l’impero raggiunse il suo apice: il suo generale, Belisario, su suo ordine, soggiogò il regno dei Vandali e dopo una lunga guerra (la guerra Greco-Gotica) rioccupò anche l’Italia, ristabilendo la supremazia “romana” sul Mediterraneo. Sempre sotto il suo regno, venne composto il Corpus Iuris Civilis, la riorganizzazione di tutte le leggi del diritto romano, il quale è alla base di buona parte delle legislazioni moderne.

Le ragioni della prosperità bizantina furono sostanzialmente tre: il fatto che l’impero non fu mai invaso dai barbari (salvo qualche scorreria gotica e unna), l’efficiente burocrazia e l’enorme ricchezza.

Non mancarono però i problemi e gli elementi di debolezza: le dissidenze interne, le pressioni dei Persiani prima e degli Arabi poi, dei Bulgari e degli Slavi, i contrasti religiosi con la Chiesa Romana, che si risolsero con lo scisma definitivo del 1054. L’impero Bizantino cessò di esistere nel 1453, quando i Turchi Ottomani entrarono in Costantinopoli.


Dio nel Medioevo: La nascita e l’ascesa dell’Islam nel Medioevo

A metà del VII secolo, nella penisola Arabica iniziò a farsi strada un nuovo credo religioso, destinato a far parlare di sé negli anni avvenire: l’Islam.

Islam è una parola araba che significa “sottomissione totale” e nonostante i problemi iniziali questa nuova religione predicata dal profeta Muhammad (Maometto) ebbe una diffusione rapidissima. Alla morte del profeta, tutta la penisola arabica era sotto il controllo del califfo (il successore del profeta) Islamico.

Dopo una breve fase elettiva, il califfato divenne ereditario e in pochissimi anni, prima sotto la dinastia Omayyade (661-750) e poi sotto quella Abbaside (750-1258) venne costruito un immenso impero teocratico, esteso dalla Spagna (dove l’avanzata fu fermata dall’esercito Franco) per tutta l’area del Nordafrica e del Medio Oriente fino alla Persia e i confini con la Cina.

A metà del ‘200, la potenza Islamica iniziò una caduta vertiginosa: a occidente, i regni cristiani della Penisola Iberica iniziarono a portare avanti la loro opera di Reconquista, conclusasi nel 1492 con la presa di Granada e a Oriente, nel 1258, i mongoli distrussero Baghdad e posero fine al califfato Abbaside. Senza contare, poi, il fenomeno delle Crociate, le 8 guerre bandite dal Papa per “liberare il santo Sepolcro dagli Infedeli”

Per approfondire questo punto: Le Crociate: riassunto

L’Islam ritornò in auge grazie ai Turchi Ottomani, che 200 anni dopo gli Abbasidi restaurarono l’impero, conquistando Costantinopoli.

L’Italia tra Bizantini, Longobardi e Franchi

Intorno al 568, una nuova popolazione germanica scese in Italia: i Longobardi.

Longobardi varcarono le Alpi dilagando nella Pianura Padana, dove stabilirono  la loro capitale nella città di Pavia. Sotto il re Agilulfo molti Longobardi si convertirono al Cristianesimo, grazie alla grande opera di papa Gregorio I Magno.

La Chiesa aveva raggiunto un potere enorme, con l’Europa frammentata com’era, infatti, l’unico elemento di unita sociale era la fede cristiana e l’evangelizzazione dei “barbari” era diventato l’obbiettivo primario. In questo periodo nacque e si sviluppò il movimento monastico: in tutta Europa nacquero comunità di monaci che seguivano una regola, soprattutto quella di San Benedetto, I monasteri erano centri di vita spirituale, culturale e economica.

L’alleanza con la chiesa si fece più forte quando il re Longobardo Liutprando donò delle terre alla Chiesa Cattolica, andando a comporre l’ossatura di quello che diventerà in futuro lo Stato Pontificio.

 Quando però il suo successore, il re Astolfo, iniziò una nuova politica espansionistica, papa Stefano II chiese aiuto ai Franchi di Pipino il Breve, i quali sconfissero i Longobardi e li costrinsero a cedere terre alla Chiesa.

 Questo popolo fu definitivamente sconfitto dai Franchi del re Carlo, il futuro Carlo Magno, nel 774 e la penisola fu divisa tra Franchi, Bizantini (che resistevano in meridione) e il neonato Stato Pontificio.

Il Sacro Romano Impero da Carlo Magno agli Asburgo

Incoronazione Carlo Magno
Incoronazione Carlo Magno
Il re dei Franchi Carlo, nella notte di Natale dell’anno 800, venne incoronato a Roma, dal Papa in persona, Imperatore dei Romani.

 Nasceva quindi il Sacro Romano Impero: Sacro perché caratterizzato dalla fede cristiana, Romano Impero perché si voleva riprendere e rinnovare la tradizione dell’ormai caduto Impero Romano.

Per controllare il vasto impero, Carlo affidò il controllo delle diverse zone dei suoi domini degli uomini di fiducia, che dovevano esercitare il potere in sua rappresentanza. Questo segnò la nascita del feudalesimo, anche se ufficialmente gli storici collocano la sua nascita nell’877, con il Capitolare di Quierzy, il documento che sancì l’ereditarietà dei feudi maggiori. Alla morte di Carlo, gli successe il figlio Ludovico detto il Pio, alla morte del quale si scatenò una guerra di successione tra i suoi tre figli maschi, che si concluse con la divisione dell’impero in tre zone.

Alla fine del secolo, l’impero cadde in una profonda crisi, sia a causa della crescente potenza dei grandi feudataria, sia a causa delle nuove invasioni di Normanni, Vichinghi, Saraceni e Magiari. Carlo il Grosso riuscì a riorganizzare l’Impero nell’884, ma fu costretto a rassegnare le dimissioni nell’887.

Nel 962 venne incoronato a Roma un nuovo imperatore: il re di Germania Ottone I di Sassonia. Ottone unì così la corona germanica a quella imperiale, dando vita al Sacro Romano Impero di Nazione Germanica, o Primo Reich.

Alla dinastia sassone successe quella di Franconia, i cui figli entrarono in conflitto col Papa sulla questione delle investiture dei Vescovi (la Lotta per le investiture: 1075-1122).


Alla morte dell’ultimo esponente di Casa Franconia, si scatenò una lotta per la successione tra due schieramenti opposti: i Guelfi, che appoggiavano la casa di Baviera e i Ghibellini, che invece sostenevano quella di Svevia. Il conflitto si risolse con l’elezione di Federico I Hohenstaufen di Svevia, detto “il Barbarossa”, figlio di un esponente ghibellino svevo e di una bavarese guelfa, il quale riuscì a placare le acque in Germania.

Il Barbarossa scese più volte in Italia per richiamare all’ordine i Comuni che si erano proclamati indipendenti dall’Impero, ma non riuscì in questo intento e fu costretto a concedere l’autonomia.

 Con un’abile mossa politica, fece poi sposare il figlio con l’ultima discendente del regno Normanno, ottenendo così il controllo del Meridione Italiano.

Nel 1215 salì al trono di Germania, con l’appoggio di papa Innocenzo III, il nipote del Barbarossa, Federico II di Svevia. Il nuovo imperatore riuscì a creare nel Sud Italia un regno raffinatissimo dal punto di vista culturale, ma al Nord dovette anch’egli scontrarsi coi comuni, nei quali nacquero fazioni pro Imperiali e anti Imperiali che presero anch’esse il nome di Guelfi e Ghibellini.

Alla morte di Federico II, ripresero le lotte per il potere sia in Germania sia in Italia, dove il potere degli Angioini francesi chiamati dal Papa per governare le regioni meridionali fu contrastato dal nuovo imperatore, Enrico VII di Lussemburgo, e dal casato Aragonese.

All’inizio del ‘400, l’ultimo esponente di casa Lussemburgo sposò una principessa del casato d’Asburgo. Questa famiglia prese quindi il titolo di imperatore e quindi il potere in Germania e lo mantenne fino al 1806, anno in cui Napoleone Bonaparte pose fine al Sacro Romano Impero.

La Situazione Italiana: Comuni, Signorie e Principati

Per approfondire leggi: I comuni: riassunto
Sul finire dell’XI secolo, le nuove élites cittadine iniziarono a riunirsi in associazioni e a eleggere i propri magistrati, con l’obbiettivo di ripianare i contrasti interni e di promuovere e difendere la loro immunità e i loro privilegi.

Nacquero quindi le prime organizzazioni comunali, le quali riuscirono a ottenere una discreta autonomia dopo aver sconfitto l’imperatore e averlo costretto alla pace. Un grande problema di questi Comuni era però la conflittualità tra le varie fazioni, problema che si risolse affidando il governo del comune a una sola persona e con la nascita, quindi, di un nuovo sistema politico: la Signoria.

Nel corso del XIV secolo, le signorie più importanti presero sempre più terreno e alcuni signori particolarmente facoltosi arrivarono ad acquistare un titolo nobiliare. La signoria, quindi, si trasformò in un vero e proprio Principato eredetario. Nel XV secolo l’Italia era un mosaico di statarelli regionali.

Il Medioevo in Europa: La nascita delle Monarchie Nazionali

In contrapposizione a ciò che stava accadendo in Italia, nel resto dell’Europa Occidentale la crisi delle due principali istituzioni, l’Impero e il Papato, fece sì che iniziò il fenomeno della nascita di quei grandi stati nazionali che si sarebbero poi consolidati nei secoli successivi.
La formazione queste nuove monarchie “assolute”, cioè sciolte da ogni tipo di vincolo imperiale o ecclesiastico, comportò la decadenza del sistema feudale e l’ascesa di quello borghese, che diventò il principale alleato del potere monarchico.

Le caratteristiche principali di questo tipo di stati erano la concentrazione di tutto il potere nelle mani del Re e l’amministrazione dello stato fu affidata non più a uomini la fiducia era assicurata in cambio di terra ma a funzionari stipendiati dal tesoro regio.

I paesi che si diedero questa organizzazione furono l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Portogallo.

Le conseguenze del Medioevo

Con il Medioevo si sono gettate le basi della nostra società moderna, infatti l’urbanizzazione di massa è iniziata proprio durante il Medioevo, questo periodo è stato fondamentale per la nascita delle grandi nazioni europee che da lì fino alla fine del Medioevo dominarono tutto il mondo conosciuto fino all’epoca grazie alle loro flotte navali, stiamo naturalmente parlando soprattutto di Francia, Inghilterra e Spagna, senza dimenticare il Portogallo.

L’anno mille nel Medioevo: L’anno della svolta

L’anno mille è ritenuto l’anno della rinascita, in quest’epoca del Basso Medioevo, ci furono dei cambiamenti importantissimi per ciò che concerne la vita sociale, e ci furono cambiamenti importanti soprattutto dal punto di vista economico, si sono messe le basi di quella che sarebbe poi diventata la società moderna.

Anche se è ritenuto uno dei periodi bui dell’umanità, il Medioevo è stato di vitale importanza per quella che poi sarebbe diventata la società, e la svolta avvenne proprio nell’anno mille.
Addirittura si pensava che nell’anno mille ci sarebbe stata la fine del mondo.

Rinascita Anno Mille

Differenza tra Alto e Basso Medioevo

La differenza tra l’Alto e il Basso Medioevo è solo di tipo temporale, è uso comune ritenere che l’Alto Medioevo inizi con il crollo dell’impero romano nel 476, e termina nell’anno mille, mentre invece il Basso Medioevo che è appunto uno dei periodi storici più importanti per la storia dell’umanità inizia nell’anno mille e termina nel 1492 quando Cristoforo Colombo scopre l’America con le caravelle.

Cos’è il tardo Medioevo?

Il Tardo Medioevo è solo uno dei nomi che si attribuiscono al Basso Medioevo, ed è stato di vitale importanza per la storia dell’Europa, ma soprattutto per quella italiana, basti pensare che la maggior parte della cultura italiana in termini di costruzioni monumentali come i castelli, è avvenuta proprio nella fase del Basso Medioevo, quindi di certo non si può sostenere che sia stato un periodo del tutto orribile, anzi.

Il sistema feudale durante il Medioevo

Il Feudalesimo Medioevale vide un intenso rapporto tra i Signori e i Vassalli(che erano degli schiavi moderni per l’epoca), il tutto era basato con i Signori che davano una parte del proprio terreno ai contadini che lo coltivavano, molti storici hanno sostenuto che questo sistema sia nato per far fronte all’assenza di potere in quelle zone molti distanti dal potere centrale, cioè laddove vi era Carlo Magno con il pieno controllo.

Ai Vassalli andava giusto il minimo indispensabile per sopravvivere, mentre le classi nobili, cioè i feudatari si divideva tutta la ricchezza prodotta grazie ai loro terreni.

Mestieri e professioni nel Medioevo

Nel Medioevo i lavori che andavano per la maggiore tra le persone di ceto basso erano quelli di tipo manuale: Fabbro, Muratore, Calzolaio, Mungitore ecc. Il lavoro del ceto più basso era quello del contadino, il contadino era tecnicamente uno schiavo a tutti gli effetti, e il suo Signore poteva deciderne la sorte. Solamente nel XIII secolo anche i contadini divennero liberi.

Uno dei lavori più interessanti tra quelli svolti nel Medioevo era quello dei feudatari e dei cavalieri, questi ultimi appartenevano alla classe media, mentre invece clero e nobiltà com’è normale che sia appartenevano alle classi alte della società.

Sistema Feudale nel Medioevo

Le donne nel Medioevo

A differenza di ciò che pensano in molti, le donne durante nel Medioevo erano giuridicamente libere, avevano delle grandi limitazioni dal punto di vista lavorativo perché potevano fare solo lavori specifici, ma non vi erano le limitazioni di libertà che molti credono che avessero.

Di questo abbiamo le prove grazie a dei contratti che sotto forma di documenti sono pervenuti fino a noi, dimostrandoci che la donna aveva molta più autonomia di quello che si potesse immaginare.

Vita sociale nel Medioevo

La giornata nel Medioevo iniziava con il suono delle campane delle Chiese, spesso le persone prima di andare a lavorare andavano a messa, ed era molto forte la spiritualità, tant’è che per difendersi dagli attacchi di ladri e briganti molte persone erano solite utilizzare degli oggetti che avevano l’effige dei santi, questa cosa all’epoca era molto comune.

Molto comune nel medioevo era la figura dei giullari, infatti per strada era possibile assistere a tantissimi spettacoli, soprattutto in città come Firenze.

Nonostante vi fosse già da tempo la figura del medico, molti non si rivolgevano ai medici tranne che in casi di estremo pericolo, perché il costo del servizio offerto dai medici spesso era troppo esoso per le famiglie dell’epoca.

Quanto costa l’alluminio?

Luminoso, durevole e funzionale: queste sono le qualità che fanno dell’alluminio uno dei materiali di ingegneria chiave del nostro tempo.

Possiamo trovare l’ alluminio nelle case in cui viviamo, nelle automobili che guidiamo, nei treni e gli aerei che ci portano su lunghe distanze, nei cellulari e nei computer che utilizziamo quotidianamente, nei ripiani interni nostri frigoriferi e nei design di arredamento delle case moderne. 
Ma circa 200 anni fa si sapeva molto poco di questo metallo. L’alluminio riciclato è una risorsa inesauribile si fonde facilmente ed è utile nella creazione di tantissimi oggetti. Il riciclo di questo metallo è una fonte di ricchezza per le aziende.
Quanto costa l'alluminio

Quanto costa l’alluminio: Quotazioni di mercato

L’alluminio vale tanto, perché può essere usato  in tantissimi settori come l’edilizia, i trasporti, l’elettronica.
Il prezzo dell’ alluminio deriva dalle quotazioni di mercato. Le aziende che si occupano di riciclarlo lo pagano a circa 0,50 centesimi al chilo  La raccolta differenziata dell’alluminio non viene fatta dai cittadini ma dai comuni. 
Le amministrazioni più virtuose su servono della raccolta differenziata dell’alluminio per ridurre le tasse sui rifiuti e i soldi ricavati vengono usati per i servizi alla cittadinanza. Molti Comuni stipulano convenzioni con le aziende che si occupano di riciclare l’alluminio, per poi rivenderlo alle ditte che operano nei settori di interesse.
Il circolo dell’alluminio è un circolo che se ben sfruttato può creare diverse risorse, non solo si produce tanto, ma si usa poca energia, e non si causano danni all’ambiente. Se non venisse riciclato avrebbe un impatto ambientale davvero dannoso, basti pensare che per creare una lattina di 16 grammi vengono inquinati 38 metri cubi di aria, circa l’aria di un’intera stanza, una quantità di acqua pari a 53 volte la sua capienza e 30 centimetri cubi di suolo.
Fortunatamente gli stati industrializzati provvedono al suo riciclaggio.. se si fonda alluminio già riciclato si sfrutta solo una piccola percentuale di energia rispetto a quella necessaria per ricavare L’ alluminio dalla bauxite.
Grazie alle convenzioni che che gestiscono i rifiuti di imballaggio in alluminio, è possibile raccogliere e vendere alluminio ricavandone benefici economici e ambientali. L’alluminio usato si può trovare in formato di bricche o pacchi di diverse misure, oppure sciolto. 
La pezzatura è variabile a seconda dell’impianto e dalla tecnologia impiegata per il riciclo dei rottami dell rottame. Vendere alluminio può essere una possibilità di business per molti. I rifiuti vengono compattati e consegnati al consorzio che li rivende a sua volta.

ll materiale viene pagato al chilo alla consegna. Il suo prezzo come detto in precedenza è più i meno 0,50 centesimi al chilo perché la sua valutazione è soggetta alle quotazioni in Borsa.

Quanto guadagna un giocatore di calcio a 5?

Il calcio a cinque è uno sport che nato in Uruguay. Come il calcio a 11 è uno sport di squadra che hai conosciuto con il nome di futsal ovvero calcio che si gioca in struttura sportiva coperta.

Un giocatore di calcio a cinque viene detto calcettista o futsalero. Infatti spesso il calcio a cinque viene anche definito impropriamente come calcetto. Gli atleti di calcio a cinque hanno come nel calcio dei ruoli ben definiti: c’è il portiere, i difensori, gli esterni, gli intermedi, il pivot e l’universale. I ruoli il più delle volte sono definiti dalla posizione che si occupa in campo per più tempo. 
In Italia dal 1984 esiste un vero e  proprio campionato italiano di calcio a cinque che viene organizzato dalla FIGC. ci sono tre serie nazionali, serie A, A2 e B e delle categorie regionali C1 e C2, infine c’è anche la categoria provinciale ovvero la serie D. Rispetto agli atleti del calcio ad undici quelli del calcio a 5 guadagnano molto meno. In ogni caso dipende dalla squadra e dalla serie in cui giocano. 
Quanto guadagna un giocatore di calcio a 5?

Quanto guadagna un giocatore di calcio a 5?

Un giocatore di serie A della Divisione Calcio a 5 può guadagnare da un minimo di 1500 euro al mese ad un massimo di 10000 euro al mese.
Nella serie A2 invece gli stipendi arrivano ad un massimo di 3000 – 4000 euro al mese e solitamente non meno di 1000 euro nel caso di alcune squadre. 
La serie B nel calcio a 5 è il terzo livello e comprende squadre di dilettanti.il torneo della divisione calcio a 5 della serie B coinvolge circa 80 squadre suddivise in sette gironi. 
In serie B un giocatore guadagna circa 750 euro mensili. Ma ovviamente non tutte le società pagano allo stesso modo, alcune pagano solo i giocatori migliori offrendo magari un rimborso spese agli altri.
Nelle serie minori invece i giocatori non percepiscono stipendi, a volte solo rimborso spese. Spesso, specie nelle squadre più alte in classifica ai giocatori più rinomati di quella specifica divisione vengono elargiti “premi” o comunque rimborsi spese più generosi per invogliare gli atleti a restare legati alla squadra. 
Il tutto dipende sempre dalla società per la quale si gioca, dalle disponibilità economiche messe in campo dai presidenti delle squadre e da tanti altri fattori. Ovvio che se confrontiamo giocatori di calcio a undici con quelli di calcio a cinque vediamo sicuramente che il giro di compensi che ruota intorno ad essi è di gran lunga differente, nonostante si tratti di due sport molto simili.

Etruschi Riassunto

Gli Etruschi sono stati uno dei popoli dell’Italia centrale più importanti della storia, popolo estremamente intelligente ed avanzato per i tempi in cui è vissuto, ed è questo il motivo per il quale hanno lasciato un impronta importante nella storia.
Al giorno d’oggi conosciamo molto bene la Storia di Roma e della sua incredibile civiltà, ma molti dimenticano che la civiltà latina nacque grazie anche ad una popolazione che fu importantissima nel periodo preromano: Gli Etruschi.
Questo popolo è oggi caratterizzato dal mistero che lo circonda: infatti, pur essendoci arrivate molte e dettagliate testimonianze riguardo gli Etruschi, si sa pochissimo sulla loro nascita, su alcune delle loro usanze, per esempio ignoriamo quale lingua parlassero, e sulla loro scomparsa.
Questo non vuole essere uno di quei noiosi riassunti sugli etruschi, ma vuole essere un testo che getti luce, per quanto possibile, sulla storia di questo popolo formidabile.
Etruschi riassunto
Necropoli Etrusca


Gli etruschi: Riassunto delle origini

Sulle origini degli etruschi ci sono varie teorie, la loro comparsa avvenne nella zona dell’Etruria, situata tra il corso del fiume Arno, in Toscana e il fiume Tevere, nel Lazio, sono state fatte solamente ipotesi sulla nascita degli etruschi, e si dividono in due tesi:

  • Tesi orientale, sostenuta dagli storici Erodoto e Strabone: gli Etruschi giunsero dalla Lidia, una zona dell’Asia Minore, a causa di una grave carestia che colpì quei territori e furono guidati in Italia dal mitico condottiero Tirreno, che diede il nome alla popolazione (infatti erano anche conosciuti come Tirreni) e al mare che bagnava quelle coste.
  • Tesi dell’autoctonia, sostenuta dallo storico Dionigi di Alicarnasso: gli Etruschi scesero in Italia in un età precedente addirittura a quella indoeuropea, associando la civiltà etrusca a quella villanoviana.
Entrambe le teorie però presentano delle discrepanze tali da far si che non ci sia ancora una teoria comune.

Tuttavia di recente è stata formulata un’ipotesi più convincente, che fonderebbe le due precedenti teorie: secondo essa gli Etruschi sarebbe il risultato di un’unione di almeno due popoli, uno proveniente dall’Asia Minore, come ipotizzava la tesi orientale, e l’altro indigeno, che diedero vita ad una nuova “nazione” che presentava aspetti tipici orientali e italici.

Riassunto dell’espansione degli etruschi


Gli Etruschi furono un popolo molto avanzato rispetto a quelli dell’epoca soprattutto dal punto di vista sociale e anche militare; infatti, nonostante fossero organizzati in numerose città-stato autonome, in un breve periodo raggiunsero una notevole estensione geografica, che li portò a dominare territori che partivano dalla Svizzera e arrivavano fino alla Campania, comprendendo Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e buona parte di Lazio e Campania.
Grazie a queste conquiste, oltre che a possedere ampi territori riuscirono ad imporre il loro dominio anche su alcune importanti colonie della Magna Grecia, come per esempio Neapolis (Napoli), Cuma, Poseidonia in Campania e Alalia in Corsica.
Essendosi spinti verso sud vennero a contatto, oltre che con i Greci, anche con i Fenici, che commerciavano anche nel Mar Tirreno, il quale dopo le conquiste era praticamente diventato di dominio etrusco.
Tra questi due popoli ci fu un’accesa e aspra competizione di tipo commerciale, che però non sfociò mai in guerre vere e proprie, bensì in piccole scaramucce.
Inoltre gli Etruschi puntarono più a sud poiché a nord erano praticamente schiacciati dai Celti, popolazione che occupò per diversi secoli l’Europa centrale e arrivò fino alla Pianura padana, dove venne a contatto appunto con la nazione etrusca.

Il declino e la scomparsa degli etruschi

Dopo aver raggiunto l’apogeo della loro potenza nel 540 a.C. con la vittoria ad Alalia contro i marsigliesi, gli Etruschi cominciarono alla fine del VI secolo un periodo di declino.
Ci furono tre episodi decisivi che sancirono per sempre il futuro di questo popolo: il primo avvenne nel 504 a.C., quando gli Etruschi furono cacciati da Roma; il secondo episodio fu la pesante sconfitta navale subita a Cuma, in Campania, nel 474 a.C. contro una lega di città greche formata per contrastarli; infine nel 423 a.C., appena cinquant’anni più tardi rispetto alla sconfitta di Cuma, gli Etruschi si videro conquistare la ricca e potente città di Capua, una delle più importanti economicamente parlando, dai Sanniti, un popolo che occupava quei territori.
Durante questa fase di declino dovettero fare anche i conti con una nascente potenza, che sarà destinata a diventare uno dei più grandi imperi della storia, Roma, la quale gradualmente cancellò questa civiltà.
Ciononostante l’influenza della cultura etrusca su quelle romana fu determinante e infatti gli storici, più che ad una scomparsa degli Etruschi, pensano ad un loro progressivo assorbimento nella società romana.

Società della civiltà etrusca

L’analisi della struttura sociale etrusca è sempre stata complicata per gli storici poiché, come abbiamo detto all’inizio, la scarsa conoscenza delle usanze lascia ancora in sospeso molti aspetti della loro civiltà.
L’ignoto che li circonda è causato soprattutto al fatto che non si è ancora riuscito a interpretare per intero la loro lingua; infatti sono state trovate numerose iscrizioni funebri o pubbliche solo che non possediamo un’iscrizione bilingue ( per esempio etrusco/greco) che ci permetta, come per i geroglifici nella Stele di Rosetta, di tradurre completamente i vocaboli usati da questo popolo.
Dunque riguardo all’organizzazione sociale etrusca si sa poco: essa era probabilmente composta due grandi classi; quella cosiddetta “gentilizia” era formata da grandi famiglie aristocratiche che possedevano ampi terreni coltivabili e le miniere di diversi metalli, tra cui ferro, rame e piombo.
In questi possedimenti lavoravano i servi, che comprendevano indifferentemente uomini nullatenenti, semiliberi o schiavi, che erano in una posizione di sottomissione totale al ceto aristocratico.
A queste due classi si aggiungeva la casta sacerdotale, che si occupava dell’intermediazione tra le divinità e gli esseri umani e dell’interpretazione della volontà divina.
Infine nella società etrusca aveva un ruolo di rilievo la donna, che aveva praticamente gli stessi diritti degli uomini: ella poteva partecipare ai banchetti accanto al marito e le era concesso addirittura di bere vino, cosa vietatissima nella cultura greca e in quella che sarà la cultura latina, e il suo nome compariva spesso anche nelle epigrafi funerarie accanto a quello del marito.

Le città etrusche: Come erano strutturate?

  
Anche questa parte della civiltà etrusca è carente di informazioni e quindi è sempre stato difficile per gli storici delineare un profilo preciso dell’organizzazione politica etrusca.

Sappiamo certamente che le città etrusche non erano organizzate in uno stato unitario bensì, come le città-stato greche, erano entità autonome che spesso entravano in competizione tra loro per sancire il dominio sulle altre, che però portò solamente instabilità politica: questo fu proprio uno dei motivi per i quali questa civiltà non durò molto a lungo.

Le città erano circondate da poderose e alte mura, che servivano appunto a difendersi dagli attacchi delle altre città, e l’accesso al nucleo cittadino era garantito da enormi porte, delle quali si vedono ancora i resti in molte città toscane, come Volterra.

Lo schema delle città era quello che sarà poi adottato dai Romani: infatti le vie erano perpendicolari tra loro ed erano lastricate e all’interno delle città erano anche presenti sistemi di acquedotti e fognature.

capo della città c’era il lucumone, che equivaleva al sovrano delle città-stato greche e aveva funzione esecutiva, giuridica e anche militare; inoltre si occupava anche delle pratiche divine.

Egli era affiancato da un consiglio di aristocratici, del quale facevano parte anche i sacerdoti.
Nel corso V secolo a.C. tuttavia il ceto aristocratico divenne sempre più importante fino a soppiantare il potere del sovrano e diedero vita a delle repubbliche oligarchiche, ovvero il potere fu preso da pochi elementi di provenienza gentilizia.

Inoltre in questo periodo si formò un gruppo di dodici città, chiamato dodecapoli (appunto dodici città) che comprendeva centri urbani dell’odierna Emilia-Romagna tra i quali Bologna, Modena, Parma, Ravenna e la lombarda Mantova, ed era stata fondata principalmente per scopi militari.

Economia Etrusca: Riassunto per scuola elementare

L’economia etrusca era molto florida, soprattutto dal punto di vista del commercio di metalli, nel quale primeggiava nel mercato dell’epoca.

Infatti l’Etruria era una zona famosa per la sua ricchezza di giacimenti minerari, in particolare di ferro, di cui era molto ricca l’isola d’Elba, rame e piombo.

Grazie a questa abbondanza di materie prime gli Etruschi svilupparono un importante tradizione di artigianato dei metalli, del quale raggiunsero eccellenti livelli di abilità e qualità.

Il bacino commerciale etrusco era molto esteso e comprendeva l’area orientale del Mar Mediterraneo, Francia e Germania; il centro dei loro scambi economici era però il Mar Tirreno, sul quale esercitavano un dominio assoluto, finché non si scontrarono con le aree di commercio greche e fenicie.

Religione Etrusca

  
La religione per gli Etruschi era molto importante non solo per la spiritualità ma anche perché garantiva un senso di coesione e appartenenza ad una stessa cultura.
Le divinità principali degli etruschi erano tre e formavano la triade: 

  • Tinia, signore del fulmine (Zeus per i Greci e Giove per i Romani)
  •  Uni, sua moglie (Era e Giunone) 
  •  Mnerva (Atena e Minerva), dea della sapienza.
Importanti erano anche Aplu (Apollo), Hercle (Eracle), Voltumna (Cerere per i Romani, protettrice dei raccolti), Fufluns (Bacco, dio del vino) e Maris (Marte, dio della guerra).
Religione Etrusca
Rappresentazione di Tinia, uno degli Dei etruschi

La religione etrusca era caratterizzata da uno spiccato pessimismo riguardo la vita e il destino che l’uomo avrà nell’aldilà; infatti si pensava che l’oltretomba fosse caratterizzato dalla presenza di demoni, entità mostruose che tormentavano i defunti.

Per cercare di scoprire il loro destino gli Etruschi diedero molto importanza all’arte divinatoria, che secondo loro serviva a prevedere la volontà divina; quest’attività vedeva l’interpretazione del volo degli uccelli, eseguita dagli auguri, lo studio delle viscere da parte degli aruspici e dei fenomeni atmosferici.

Importante erano inoltre le arti magiche, che venivano eseguite da sacerdoti e maghi, delle quali ci sono giunte numerose formule magiche e riti contro il “malocchio”.

Infine era importante per gli Etruschi il culto dei morti, per i quali venivano svolti diversi riti prime della loro sepoltura: per esempio il cadavere veniva prima bruciato e le ceneri venivano contenute in vasi detti canopi.

In epoca successiva si passò all’inumazione dei cadaveri, che venivano poi deposti in sarcofagi a loro volta posizionati in tombe sotterranee, chiamate a tumulo per la collinetta che si formava sul terreno.

Queste tombe, che erano costruite in zone apposite, formavano enormi necropoli, ovvero città dei morti, delle quali ancora oggi possiamo vedere i resti: le più importanti in Italia sono quelle di Cerveteri, Tarquinia, Populonia e Vulci, ritrovate tra Toscana e Lazio.

L’Arte Etrusca

Gli etruschi sono stati uno dei popoli preromani più importanti della storia per ciò che concerne l’arte, erano degli artisti formidabili e molte delle loro opere sono arrivate intatte fino ai giorni nostri. 
Il livello più alto in termini di qualità gli etruschi lo raggiunsero con con la pittura e la scultura, molto dovevano all’influenza greca, soprattutto per ciò che riguarda la pittura con affreschi sempre più complessi.

Circumvesuviana 2017: Prezzi, abbonamenti, orari, linee, fasce

Hai deciso di visitare Napoli, oppure sei di Napoli e vuoi informazioni sulla Circumvesuviana? Devi sapere che la Circumvesuviana collega Napoli alla provincia fino a Sorrento, I prezzi variano in base alla distanza da percorrere, si tratta di prezzi onesti, e i treni sono efficienti nonostante siano datati. 
Vedremo quali sono le fasce della Circumvesuviana, e quanto si paga per i biglietti singoli e per gli abbonamenti, vedremo le linee e gli orari. In modo che tu possa avere tutte le informazioni di cui necessiti per viaggiare a Napoli e provincia.

Circumvesuviana
Circumvesuviana

Fasce della Circumvesuviana

I collegamenti vengono divisi in Fasce, e dalle fasce dipendono anche i prezzi dei biglietti. La fascia viene stabilita in base alla distanza da Napoli. Le fasce urbane sono le seguenti:
  • NA 1: Arzano, Casandrino, Casavatore, Portici, San Sebastiano al Vesuvio, San Giorgio A Cremano, Volla, Pozzuoli, Melito, Marano ecc. In questa fascia rientrano tutti i comuni confinanti.
Fascia 1 Circumvesuviana
  • NA 2: Ercolano, Acerra, Afragola, Aversa,  Brusciano, Caivano, Monte di Procida, Frattamaggiore, Frattaminore. Per tutte le altre vedi la foto sotto.
Fascia Napoli 2
Fascia Napoli 2 Circumvesuviana
  • NA 3: Terzigno, Pompei, Castellammare, Castelvolturno, Poggiomarino, Scisciano, Villa Literno. Per tutte le altre consultare l’immagine sotto.
Fascia Napoli 3
  • NA 4: Nella fascia 4 rientrano Sant’Agnello, Piano Di Sorrento, Sorrento, Vico Equense, Meta, Pimonte ecc.

Prezzo dei biglietti della Circumvesuviana 2017

Nel 2017 è stato registrato un aumento dei costi dei biglietti dei mezzi di trasporto ma non della Circumvesuviana, il prezzo dei biglietti è aumentato per tutte le tratte. La Vesuviana è un servizio importante che collega Napoli alla provincia riuscendo a collegare una lunga serie di città che vanno da Napoli centro a Sorrento.

Si tratta di un servizio importante perché permette a milioni di studenti e lavoratori di raggiungere i luoghi di studio e lavoro in maniera rapida senza dover utilizzare un proprio mezzo di trasporti, e il costo di un biglietto è basso.

Prezzi per singola corsa:

NA 1: 1,50€
NA 2: 2,00€
NA 3: 2,60€
NA 4: 3,10€

Questo significa che un biglietto per arrivare a Pompei ci costa 2,60€, mentre un biglietto per arrivare a Sorrento ci costa 3,10€.

Questi biglietti per singola corsa sono validi solamente come biglietti aziendali, e quindi non tutti possono disporre di queste tariffe.

Prezzi per biglietti orari

NA 1: 2,50€
NA 2: 3,00€
NA 3: 3,20€
NA 4: 3,90€

Un biglietto orario per Pompei ci costerà 3,20€, mentre invece un biglietto per raggiungere Sorrento ci costerà 3,90€. Questo solamente per l’andata, perché andata e ritorno ci costerà 6,40€ a persona per Pompei e 7,80€ per Sorrento.

Prezzi biglietti giornalieri e abbonamenti settimanali

Sia i biglietti giornalieri che gli abbonamenti settimanali sono stati recentemente soppressi, di conseguenza non resta far altro che fare il singolo biglietto oppure fare un abbonamento.

Prezzi abbonamenti mensili

NA 1: Un abbonamento mensile per raggiungere Napoli dai comuni confinanti della Fascia 1 costa 50,00€ per l’integrato, e 37,50€ per quello aziendale.
NA 2: Un abbonamento mensile delle linee della fascia 2 costa 46,00€ al mese se si tratta di un abbonamento aziendale, invece l’integrato costa 57,50€.
NA 3: 59,80€ per l’abbonamento mensile aziendale, e  73,60€ per l’abbonamento mensile integrato.
NA 4: 65,10€ per ciò che riguarda l’abbonamento mensile aziendale, mentre quello integrato costa 81,90€ al mese.
Alcune domande degli utenti sui prezzi della circumvesuviana
  • Quanto costa il biglietto della Vesuviana per andare a Pompei partendo da Napoli? Questo biglietto ha lo stesso costo della tratta Pompei-Napoli, ovvero 2.90€ per ogni singola corsa, questo significa che se si volessero prendere i biglietti sia per l’andata che per il ritorno il costo diventerebbe 5,80€ a persona.
  • Quanto costa il biglietto da Napoli ad Ercolano? Se hai deciso di vedere Ercolano ti invito a leggere il nostro articolo su Cosa vedere ad Ercolano. Il treno da Napoli ad Ercolano e viceversa costa 2,00€.

Gli orari della Circumvesuviana

Per conoscere con esattezza l’orario in cui arriverà il treno che ci interessa prendere la soluzione migliore è utilizzare il sito ufficiale dell’EAV(La società che si occupa delle attività della Circumvesuviana), sul sito sarà possibile conoscere tutti gli orari giorno per giorno, spesso gli orari cambiano a causa di problemi tecnici o di scioperi quindi consultare il sito è sempre la soluzione migliore.

Quanto guadagna un Programmatore?

Quello del programmatore è uno dei lavori di nuova generazione, cioè uno di quei lavori nati solamente di recente, grazie al progresso tecnologico. Molto probabilmente qualcuno ti avrà fatto notare che i lavori tradizionali stanno sparendo, e che buttarsi nel ramo informatico può dare grandi soddisfazioni economiche, difatti conosco programmatori che guadagnano 5.000 euro al mese netti.

Un programmatore può arrivare a guadagnare cifre milionarie, basti pensare che un bravo programmatore può creare un software e metterlo sul mercato, facendosi pagare un abbonamento mensile oppure una licenza.

I programmatori meno bravi, quelli che non hanno estro e si limitano a fare ciò che fanno tutti gli altri programmatori vengono chiamati “Gli operai del ventunesimo secolo”, infatti la loro posizione lavorativa è inquadrata appunto come “operaia” e fanno fatica a superare i 1300 euro al mese.

Quanto guadagna un programmatore
Codice di programmazione

Quanto prende di stipendio un programmatore?

Un programmatore che non fa il freelance, e che lavora con un contratto a tempo indeterminato con una data azienda in Italia mediamente guadagna tra i 1200 euro(primo contratto, solitamente dopo la laurea in Informatica) e i 2.000 euro al mese, quindi non si tratta di cifre particolarmente importanti, ma questo solamente se si rimane nella media.
Un grande programmatore può senz’altro ambire a lavorare per grandi aziende del mondo del Marketing(e non solo) e arrivare a guadagnare 5.000 euro al mese, i programmatori che guadagnano di più spesso sono anche ingegneri informatici come già vedemmo nel nostro articolo su quanto guadagna un ingegnere informatico.

Quanto guadagna un programmatore in Italia?

Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, e alcune ricerche di mercato un programmatore italiano guadagna tra i 20.000 e i 30.000 euro l’anno lordi, al netto delle imposte da pagare sono circa 15.000 euro netti, cioè poco più di 1.000 euro al mese. Ma ci sono anche grandi programmatori che lavorano per colossi dell’editoria online e dell’Internet marketing che arrivano a guadagnare 7.000 euro al mese.

Quanto guadagna un programmatore in Germania?

In Germania un programmatore percepisce all’incirca 40.000 euro lordi l’anno, cioè un buon 30% di base in più rispetto ai colleghi italiani. Invece, in Francia un programmatore guadagna tra i 20 e i 35.000 euro l’anno lordi, ma va detto che la Francia è uno dei pochi paesi in Europa con un’imposizione fiscale peggiore di quella Italiana, quindi un programmatore non si sognerebbe mai di trasferirsi lì solo perché guadagna qualche euro in più, in quanto il suo potere d’acquisto non cambierebbe più di tanto.

Conviene fare il programmatore?

Fare il programmatore è uno dei lavori più belli che ci siano, questo perché è uno di quei lavori che ti fanno viaggiare per il mondo, puoi lavorare in qualsiasi parte del mondo senza problemi, l’unica cosa che conta sarà avere una connessione ad Internet, e puoi tranquillamente lavorare da remoto senza doverti recare ogni giorno in ufficio.