Rivoluzione Francese: Riassunto

Il Settecento viene definito dalla maggior parte dei libri di storia come “L’epoca dei Lumi e della Rivoluzione francese“. 

In effetti il Settecento è il secolo che viene immediatamente dopo il Seicento, il quale al contrario viene documentato come un secolo “oscuro” dove predominano ignoranza, bigottismo e superstizione.

Come vedremo in questo riassunto della rivoluzione francese, quel secolo è stato fondamentale come preparazione alla rivoluzione.

Il Settecento può essere anche considerato come il secolo che cambiò il mondo, perché in questo secolo la Francia vide nascere, svilupparsi e diffondersi in Europa e fuori il movimento dell’Illuminismo (e qui torniamo alla nostra definizione: “secolo dei Lumi e della Rivoluzione). 
Molto importante fu il contributo degli illuministi, su tutti: Voltaire e Rousseau
Fu il secolo in cui si tenne la Rivoluzione francese, di cui ora vi faremo il riassunto.
Questo è stato uno dei periodi più importanti della storia Europea, perché la rivoluzione francese ha dato vita allo Stato Moderno, ovvero allo Stato di diritto, mettendo fine ad un’egemonia che durava da millenni, e che finalmente grazie alla rivoluzione cessava d’esistere una volta per tutte.
Non va mai dimenticato che se non ci fosse stata la rivoluzione francese, l’Europa come la conosciamo oggi non esisterebbe, perché la rivoluzione francese non è stata fondamentale solamente in Francia, ma anche e soprattutto in Europa.
Rivoluzione francese riassunto

Riassunto della rivoluzione francese

Quello che stai per leggere è un riassunto breve, ma ugualmente dettagliato per poter studiare la rivoluzione francese sia per la scuola media che per la scuola superiore. 
Con questo riassunto abbiamo l’obiettivo di fornire una visione completa di tutti quei fatti che hanno portato alla rivoluzione francese, e quali sono state le conseguenze sia in Francia che nel resto del mondo, quindi quale è stato l’impatto sul mondo.

Cosa sono i Lumi?

Il movimento Illuminista nasce dapprima in Francia e poi attraversa tutta l’Europa, per poi approdare in quelli che saranno gli Stati Uniti d’America. I pensatori Illuministi furono abili a diffondere l’idea di una visione del mondo basata sulla Ragione e sul progresso scientifico e culturale.

Essi ritenevano infatti che la Ragione avesse il potere di permettere a tutti, uomini e donne di qualsiasi etnia, religione o classe sociale di migliorare le proprie condizioni di vita. 

Questo modo di porsi nei confronti del mondo non solo favorì enormi passi avanti nelle scienze e nella tecnica, ma influenzò enormemente anche i rapporti tra sovrani e sudditi.

Tutto questo diede inizio alla circolazione di idee rivoluzionarie (introduciamo anche il secondo punto della definizione) con cui dovettero fare i conti principalmente i monarchi Francesi, del luogo in cui tutto ebbe inizio e portò alla rivoluzione francese.

 

Cos’è l’Ancien Régime?


Uno dei principali punti di discussione nei salotti settecenteschi era su come dovesse essere gestita una nazione. Il concetto di “monarchia assoluta per diritto divino” era uno di quei punti che difficilmente venivano digeriti dai pensatori del XVIII secolo, alla fine del secolo, quindi, i francesi iniziarono a utilizzare la connotazione spregiativa di Vecchio Ordine (Ancien Régime in francese)  per indicare appunto il sistema di governo in cui vivevano è che speravano di cambiare.

La società tripartita: I Tre Stati

La società francese era da secoli (precisamente dal medioevo) fortemente divisa in tre ordini o “Stati”. Il primo e il secondo stato, composti rispettivamente dalla nobiltà  e dal clero, i cui membri erano meno del 10% dell’intera popolazione, godevano di immensi privilegi: possedevano latifondi (enormi quantità di terra), godevano di agevolazioni fiscali non indifferenti oppure, nel caso del clero, erano totalmente esentati dal pagamento delle tasse.
Vi era poi il “terzo stato“, che componeva quasi il 90% della popolazione francese. Era una classe sociale molto eterogenea, poiché comprendeva tutta la popolazione che non faceva parte degli altri due stati. Essa inoltre non godeva di privilegi fiscali di nessun tipo.

I Tre Stati
Rappresentazione dei Tre Stati in Francia durante la rivoluzione francese

La Francia in crisi

Nel 1774 sale al trono di Francia il delfino Luigi di Borbone, che diventa re con il nome di Luigi XVI. 

Il nuovo sovrano riceve in eredità una Francia in cui la situazione economica era devastante: il paese usciva da pesanti sconfitte militari i re venuti prima di lui hanno scialacquato gran parte delle tasse e tutti questi enormi costi non venivano più bilanciati da introiti derivati dal commercio o dalla conquista di nuove terre, le uscite quindi superavano le entrate e il bilancio nazionale era in rosso. 

Per fronteggiare l’imperversare della crisi, re Luigi XVI fu costretto a convocare nel 1789 l’assemblea degli Stati Generali.

Qui, i rappresentanti dei tre stati entrarono subito in conflitto sul sistema di voto: i primi due volevano il voto “per stato”, in modo da assicurarsi il mantenimento dei loro privilegi mentre il terzo stato, dal momento che come ho detto costituiva la maggior parte della popolazione, chiedeva il voto “per testa.

Alla fine non si giunse a un accordo, i membri del terzo stato quindi lasciarono l’assemblea e ne fondarono una nuova, l’Assemblea Nazionale, che si era posta l’obbiettivo di dare alla Francia una costituzione democratica basata sui principi illuministi. La rivoluzione era iniziata.

Luigi XVI
Luigi XVI

L’evento fondamentale della rivoluzione francese: La presa della Bastiglia

Il 14 luglio 1789 una nutrita folla di parigini assaltò e mise a ferro e fuoco la prigione della Bastiglia in cerca di armi, questa fortezza era il luogo in cui venivano rinchiusi i prigionieri politici e agli occhi del popolo francese rappresentava il simbolo dei soprusi della monarchia assoluta.

Questo episodio viene tradizionalmente concepito come la scintilla che fece scoppiare la rivoluzione, nello stesso momento, infatti, in tutta la Francia scoppiava la sollevazione popolare nelle città e nelle campagne i contadini si ribellavano contro i nobili.

Presa della Bastiglia
Presa della Bastiglia – 1789

Le cause della rivoluzione francese

Alla fine del 1700 l’antico regime si trovò in grosse difficoltà economiche che misero in ginocchio la Nazione, questo a causa delle ingenti risorse utilizzate in guerra, così ci fu una proposta di riforma che andò ad ostacolare gli interessi dei poteri forti, cioè della nobiltà e del clero, così Luigi XVI decise di convocare Gli Stati Generali, con i quali avrebbe potuto ottenere ciò che voleva, in quanto gli Stati Generali erano composti dai cosiddetti “tre stati”, e la classe più debole, cioè quella del proletariato era in netta minoranza, così clero e nobiltà potevano agire secondo i loro interessi. Questo fece scoppiare la rivoluzione.

La Monarchia Costituzionale

La nuova assemblea nazionale riuscì a elaborare una costituzione, la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che stabiliva tra le altre cose l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 

Questa costituzione limitava parecchio i poteri del re, che di fatto ora rappresentava soltanto una carica formale.

 Luigi e la sua famiglia vennero costretti dalla nuova assemblea ad abbandonare Versailles e a trasferirsi alla reggia delle Tuileries dove erano costretti a vivere sotto scorta armata. 

Nel 1791 la famiglia reale tenta inutilmente di fuggire verso il Belgio e una volta smascherato questo tentativo di fuga, re Luigi è obbligato ad accettare la costituzione.

La Francia diventa Repubblica

Nel 1792 venne fondata una nuova assemblea composta da due gruppi, uno più moderato, i foglianti, composti a loro volta dai conservatori e dai monarchici è da un gruppo più radicale formato dai partiti dei Girondini, dei Giacobini e dei Montagnardi

Questi ultimi erano fortemente convinti che il re dovesse essere eliminato e che dovesse quindi essere proclamata la repubblica. Nel mentre gli altri stati europei, temendo la stessa sorte che era capitata alla Francia, si alleano contro di essa e le dichiararono guerra. 

Gli abitanti di Parigi si sollevano quindi contro l’Assemblea e vengono quindi indette delle elezioni a suffragio universale (primo caso nella storia in cui il diritto di voto veniva esteso a tutti, donne comprese). 

Da queste elezioni nasce una nuova assemblea a forte componente radicale, la quale il 21 settembre 1792 proclama la Repubblica. Anche nella Convezione, però, sono forti i contrasti tra moderati e radicali, prevalgono questi ultimi e nel 1793 chiedono e ottengono la condanna per alto tradimento del re, il quale viene decapitato.

La Ghigliottina


Lo scienziato Joseph Guillotin, eletto membro dell’assemblea nel 1789, sosteneva che le esecuzioni capitali dovessero essere più rapide e indolore. Riuscì quindi a far approvare una legge che introduceva una nuova macchina, di sua invenzione, per la
decapitazione. Questa macchina prese il nome del suo inventore e rimase in uso in Francia fino al 1977, anno in cui in Francia venne abolita la pena di morte.

Il regime del Terrore e la fine della Repubblica

Nell’agosto 1793, cadde anche la Convenzione e venne formata un’altra assemblea, il Comitato di Salute Pubblica, controllato dai Giacobini, la quale governò con stampo autoritario e violento.
 Molte persone venivano condannate a morte senza essere processate soltanto in base a semplici sospetti. Persero la vita su tutti  la regina Maria Antonietta, il chimico Antoine-Laurent Lavoisier oltre a migliaia di altre persone.
 Il governo presieduto da Maximilien Robespierre però non fu solo una sanguinosa dittatura, introdusse il servizio di leva obbligatorio, grazie a cui sì riuscirono ad allontanare le potenze nemiche dalla Francia ed emanò molti provvedimenti in favore del popolo.
 L’alta borghesia mal sopportava queste politiche vicine al popolo, nel luglio 1795 (9 Termidoro dell’anno II), con un colpo di stato, vennero giustiziati Robespierre e tutti i capi giacobini. Il potere passò quindi ad un Direttorio di cinque membri, scelti tra gli esponenti dell’alta borghesia, che rimase in carica fino al 1799, anno in cui Napoleone Bonaparte assunse la carica di Primo Console dei Francesi.


Le conseguenze della rivoluzione francese


La rivoluzione francese ha avuto conseguenze importantissime sulla storia d’Europa e del mondo intero, perché in seguito alla rivoluzione francese è nato lo Stato Moderno, ovvero lo Stato di diritto, è finita l’epoca dei sovrani che sostenevano di essere loro stessi lo stato.

Lo Stato sono io(Luigi XIV)

Possiamo dire che la rivoluzione francese ci ha dato quelle che sono le basi della democrazia, tant’è che grazie alla rivoluzione francese si ha anche il primo suffragio universale della storia. Venne abolita per sempre la monarchia assoluta, la quale in giro per l’Europa aveva solamente fatto danni, in quanto il potere era esclusivamente nelle mani del monarca di turno, inoltre vennero meno molte delle cose istituite durante il Medioevo, tant’è che spesso si sostiene che in realtà la Rivoluzione Francese sia stata la vera causa della fine del Medioevo, fu abolita la schiavitù e con essa anche i feudi.

Ci fu una grande opera di redistribuzione della ricchezza, naturalmente vista l’epoca ci furono comunque dei favoreggiamenti, ma i poverissimi smisero di essere poverissimi.
La rivoluzione francese ha avuto un impatto fortissimo sulla Storia, tant’è che con essa è terminata la storia moderna ed è nata la storia contemporanea. Storia moderna che era iniziata con la scoperta dell’America, e la fine del Medioevo.

La Costituzione Francese


Tra le varie conseguenze della Rivoluzione Francese c’è la nascita della Costituzione Francese che combacia naturalmente con il crollo della Monarchia assoluta la quale fu bandita per sempre dall’ordinamento giuridico francese. 
Così come in Italia circa 160 anni dopo, anche in Francia ci fu un’Assemblea Costituente che si riunì per decidere quali dovessero essere i punti fondamentali della Costituzione e come dovessero fare per evitare che ci fosse un nuovo autoritarismo nella storia francese.
Lo stesso, come detto poc’anzi, si è ripetuto in Italia con il fascismo che fu letteralmente smontato dalla Costituzione che letta metaforicamente contiene lo spauracchio che il fascismo possa tornare, tant’è che è stata studiata per bandirlo, così come la Costituzione Francese è stata studiata, oltre che per garantire diritti e uguaglianza anche per distruggere per sempre la Monarchia assoluta, altrimenti mai ci sarebbe potuta essere parità di diritti.

Le vittime della Rivoluzione Francese

I grandi eroi della Rivoluzione Francese hanno pagato a caro prezzo gli sforzi fatti per rendere la Francia e l’Europa un posto migliore, perché l’abolizione della schiavitù, la nascita dello Stato di Diritto e tutte le straordinarie conquiste della Rivoluzione Francese sono costate molto caro agli antenati degli attuali transalpini, perché portò alla morte di oltre mezzo milione di persone probabilmente fu in conflitto più sanguinario della storia fino a quel momento, basti pensare che in quegli anni, cioè il Settecento, in Francia all’epoca c’erano poco più di 20 milioni di persone, mentre oggi sono più di 60. Ciò significa che morì quasi un francese su trenta per regalarci un mondo di uguaglianza.
Un riassunto sulla rivoluzione francese non può non concludersi con un grande plauso a tutti i contadini morti in nome della rivoluzione, rivoluzione che ha dato a noi tutti la libertà.

Basso Medioevo Riassunto

Nell’anno mille termina la fase iniziale del Medioevo(Alto Medioevo) e inizia una nuova fase della storia chiamata Basso Medioevo, in cui ci furono molti sviluppi, specialmente dal punto di vista agricolo e commerciale che adesso andremo a riassumere in questo riassunto sul basso medioevo. Questo periodo si colloca tra l’Alto Medioevo che inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la scoperta dell’America.

Questo periodo è ritenuto comunemente un periodo buio, pieno di terrore e di problemi di varia natura, tant’è che il Medioevo è entrato nel linguaggio di tutti i giorni grazie alla frase:”Non siamo mica nel Medioevo”. In realtà la vita nel Medioevo era decisamente meno dura di quello che oggi è possibile immaginare.

Crociate

Le novità agricole nel Basso Medioevo


Venne introdotta la rotazione triennale, che consisteva nel lasciare a riposo una parte del terreno ogni 3 anni, per far sì che il terreno producesse un raccolto migliore, inoltre venne introdotto l’aratro pesante per scavare più a fondo ciò nell’intento di trovare la parte più fertile del terreno.
Venne anche introdotto il gioco, un particolare collare rigido per gli animali che serviva per unirli insieme e fargli trascinare l’aratro, in questo modo si riuscì a impiegare i cavalli per il lavoro sui campi, che erano più veloci. 
Tutte queste innovazioni fecero in modo che il raccolto agricolo aumentasse, e questo in concomitanza con la fine delle guerre con i germanici, portò ad un aumento demografico.
Inoltre, si pensò di iniziare a dissodare le parti di terreno non usate, e diboscare le parti paludose in modo da poter creare un numero maggiore di campi e villaggi, e di conseguenza più raccolto e cibo per tutti, inoltre il raccolto in eccesso veniva venduto, da ora in avanti l’agricoltura non sarebbe stata più solo di sussistenza.

Il commercio nel Basso Medioevo

Si sviluppò anche il commercio, infatti grazie all’aumento dei campi e al raccolto, quello in eccesso veniva venduto nei mercati locali ma non solo, questo permise anche al commercio marittimo di espandersi, grazie alla crescita della domanda dei beni di consumo. Le repubbliche marinare maggiori in Italia furono Venezia, Genova, Pisa, Amalfi.

Il Feudalesimo nel Basso Medioevo

Venne introdotto un nuovo sistema di potere, basato sul rapporto vassallatico. Questo sistema prese il nome di feudalesimo. Si instaurava un’alleanza tra il potere centrale e il potere locale.
Come all’inizio, anche in questo sistema veniva concesso in beneficio un feudo, ma rispetto all’epoca precedente il vassallo che riceveva in omaggio la terra, non combatteva solo per avere una terra e un alloggio, ma diveniva governatore di quella terra, governandola con un potere più ampio. 
Quindi se nell’Alto Medioevo si creava un’alleanza tra due persone, ora si crea un’alleanza tra potere centrale e potere locale.
Grazie a questo sistema si venne a creare una gerarchia, dove al vertice c’era il sovrano, che dava ordini ai vassalli, chiamati ora feudatari, che a loro volta possono avere un loro vassallo e quindi concedere un feudo ad altri vassalli. 
Questo schema non venne mai del tutto messo in pratica poiché il sovrano governava comunque direttamente alcune porzioni di territorio. Ebbe comunque la sua utilità perché creò un rapporto formale tra il sovrano e il potere locale.
Ad esempio, i signori di banno (coloro che avevano un grande terreno e avevano anche funzione difensiva e giudiziaria) per ottenere una legittimazione formale, davano al sovrano tutti i loro possedimenti insieme ai poteri che potevano esercitare, e a sua volta il sovrano glieli restituiva. 
In questo modo il feudatario non rischiava di perdere i suoi possedimenti continuando comunque a esercitare i poteri di prima, e il re vedeva riconosciuta la propria autorità.
In questo sistema venne implementata anche l’ereditarietà dei feudi, ovvero se un vassallo moriva, i suoi feudi andavano alla famiglia, in questo modo la concessione dei feudi non era più temporanea, ma definitiva.
Questo sistema era una garanzia sia per il potere centrale che per il potere locale. Se il vassallo avesse tradito, il sovrano avrebbe potuto togliergli il feudo con un motivo valido, mentre se il sovrano avesse tolto al vassallo il feudo senza motivo, quest’ultimo si sarebbe potuto appellare al tribunale dei suoi pari
Inoltre venne istituito un editto (constitutio de feudis) da Corrado II che fece si che i benefici minori, ovvero quelli dati da un vassallo a un suo vassallo minore fossero ereditari. L’imperatore in questo modo era al vertice della gerarchia feudale, perché ci si poteva rivolgere a lui per vedersi riconosciuta l’ereditarietà.

I Normanni durante il Basso Medioevo

Basso Medioevo

Tra i Normanni, i primi che riuscirono a conquistarsi una parte dell’Italia meridionale furono le truppe di Guglielmo Altavilla. A cui venne riconosciuto il titolo di Duca di Melfi e gli vennero concessi i territori sottratti ai bizantini in forma feudale.
In pochi anni i Normanni si affermarono come una grande potenza, il papato cercò di affrontarli più volte per eliminarli ma non ci riuscì e quindi decise di allearsi con loro per farli combattere contro le città che si opponevano alla Chiesa, nello specifico i musulmani e gli ortodossi in Calabria, Puglia e Sicilia. 
Queste città conquistate vennero poi ereditate da Ruggero II che costituì un nuovo regno con capitale Palermo e fuse le varie tradizioni: araba, bizantina e normanna.

La cavalleria nel Basso Medioevo

Con l’uso del feudalesimo si venne a creare una nuova classe sociale, la cavalleria. Dalla parte militare questo termine significava combattere a cavallo, ed era costituita da un gruppo sociale di persone che condividevano gli stessi ideali.
 Più avanti la cavalleria divenne un mezzo di ascesa sociale, e ancora più in la potevano diventare cavalieri solo i figli di cavalieri e di conseguenza si aggiunsero a questa classe sociale anche un gruppo di persone che condivideva gli ideali cavallereschi (difendere il padrone, le persone povere…). Venne quindi associato al termine di cavaliere il termine nobile, e questi due termini diventarono sinonimi.
Oltre ai cavalieri, nella società c’erano anche altre persone, che vennero divise nella cosiddetta teoria dei tre ordini: c’erano le persone che combattevano (bellatores), quelle che pregavano (oratores) e quelle che lavoravano (laboratores). Questo schema è molto rigido ma spiega in parole povere come era organizzata la società a quel tempo.
In questa società e in alcune città avvenivano spesso delle violenze gratuite e degli scontri. Per rimediare a questo la Chiesa decise prima di istituire le cosiddette paci di Dio, ovvero un’assemblea in cui tutti i presenti giuravano di mantenere la pace e soprattutto di non combattere contro chi non fosse armato. 
In seguito, per evitare scontri, vennero istituite anche le tregue di Dio, ovvero venne vietato di combattere in alcuni periodi dell’anno molto importanti per la Chiesa (Pasqua, Natale..).
Da queste paci e tregue di Dio nacque una nuova concezione del cavaliere, ovvero il cavaliere al servizio della Chiesa.
La Chiesa autorizzava i cavalieri a combattere contro chi non rispettava le paci di Dio o chi andava contro la Chiesa ed era quindi eretico o musulmano, quindi non solo era permesso combattere con le armi per Dio, ma si pensava bensì che era un modo per raggiungere il paradiso una volta morti.
Proprio da questa concezione iniziarono le prime guerre sante commissionate dalla Chiesa, le cosiddette crociate (crociati perché portavamo il simbolo della croce come i pellegrini, la spedizione all’inizio era chiamata “iter” come il “viaggio” del pellegrino). 

Il Medioevo: Riassunto

Con Medioevo si intende la cosiddetta “età di mezzo”, il periodo storico che occupa quella porzione di secoli che separano il crollo dell’Impero Romano d’occidente, la più grande potenza del mondo antico, dal Rinascimento.

Sulla data ufficiale dell’inizio del Medioevo, gli storici sono d’accordo a collocarla nel 476, l’anno in cui un re barbaro depone l’ultimo imperatore di Roma; sulla data della fine del Medioevo, invece, il dibattito è ancora apertissimo: c’è chi la colloca nel 1492 (data della Scoperta dell’America), chi nel 1453 (anno della caduta dell’altro impero “romano”, quello d’oriente), che ancora nel 1348 (l’anno in cui l’epidemia di peste nera raggiunse il suo picco).

Analizzeremo questo ed altri punti in questo Riassunto sul Medioevo.

Il Medioevo inoltre si divide in due periodi: quello che va dall’inizio fino a circa l’anno 1000 è detto Alto Medioevo, mentre il secondo periodo, quello che inizia circa nell’anno 1000 e si conclude con la fine di questo periodo storico è detto Basso Medioevo.

Non bisogna fare il grosso errore di credere che il Medioevo sia stato uno dei periodi peggiori della storia, perché in realtà molti degli avvenimenti avvenuti nel Medioevo sono riconducibili ad altre epoche, come per esempio la caccia alle streghe, la quale iniziò solamente alla fine del Medioevo e terminò in Germania in pieno illuminismo.

Riassunto del Medioevo: Perché il nome Medioevo


Medioevo riassuntoIl nome Medioevo come abbiamo già detto è riconducibile all’età di mezzo, cioè quell’età che porta il mondo dall’era antica a quella moderna, ed è uso comune ricondurre la nascita del Medioevo al crollo dell’Impero Romano, e la fine del Medioevo alla scoperta dell’America che porta alla nascita dell’era moderna e in un certo senso anche alla globalizzazione.

Questo periodo quindi è il periodo di intervallo che porta al passaggio dalla storia antica alla storia moderna.

Quest’epoca è piena di leggende urbane che in realtà non hanno alcun riscontro storico, di certo non è stato un periodo felice, e di certo non si può sostenere che sia stato uno dei periodi storici più edificanti per l’uomo, ma non è stato così terribile come molti continuano a ripetere da secoli.

Le invasioni barbariche e il crollo dell’Impero Romano: La nascita dell’Alto Medioevo

Come ho detto nel proemio, gli storici sono soliti porre l’inizio del medioevo nell’anno 476, anno in cui il Re germanico Odoacre depose l’ultimo sovrano dell’impero Romano, il quale all’inizio del quinto secolo, alla morte di Teodosio il Grande, era diviso in Oriente e Occidente; il sovrano deposto, Romolo Augusto, detto “Augustolo perché di età giovanissima”, era imperatore nella parte occidentale.

Già da prima di quella data, però, l’impero occidentale era soggetto alle scorrerie dei popoli germanici, i quali, venendo a mancare la stabilità del potere centrale e quindi la difesa dei confini settentrionali, iniziarono a penetrare nel territorio romano.

Quelle dei cosiddetti “barbari” non furono però vere e proprie invasioni, ma in realtà si trattò di grandi movimenti migratori dovuti a una lunga serie di motivi: i vari popoli germanici erano popolazioni soprattutto nomadi, che si spostavano di continuo e verso la fine del quarto e l’inizio del quinto secolo successe qualcosa che li spinse a migrare verso sud, forse un cambiamento climatico e molto più probabilmente la pressione di popolazioni più feroci e potenti da nordest: gli Unni di Attila.


Fatto sta che le popolazioni germaniche iniziarono a migrare verso le terre Romane e vi si stabilirono; desiderosi di maggiore autonomia, dal momento che avevano raggiunto una grande densità di popolazione nell’impero, iniziarono a fare la voce grossa nei confronti della componente Romana.

Invasioni barbariche Mappa

I Visigoti

I primi furono i Visigoti, i goti dell’ovest, che dopo che fu respinta la richiesta dei loro generali, alleati in campo dei romani, nel 410 sotto la guida del re Alarico saccheggiarono Roma, occupandola per un breve periodo, alla fine del quale (416) si stabilirono in Aquitania, dando vita al primo regno Romano-Barbarico e anni dopo, partendo dall’Aquitania, un gruppo di Visigoti e Suebi occuparono anche tutta la penisola iberica, dove venne istituito un regno cristiano.

Fu poi la volta dei Vandali, i quali sotto la guida di Genserico occuparono le regioni africane e in pochi anni misero in piedi una flotta capace di tenere sotto scacco tutto il Mediterraneo.
Genserico poi, come aveva fatto Alarico nel 410, nel 455 saccheggia Roma.

La situazione delle altre regioni dell’Impero non era migliore: la Gran Bretagna era stata abbandonata già alla fine del quarto secolo e nel quinto era già diventata di “proprietà” della componente germanica (Angli, Sassoni, Juti e Frisoni).

Per l’Italia, la situazione fu un po’ più complessa: l’Italia cessò di essere Romana nel 476 per i motivi già raccontati. Odoacre regnò sulla penisola fino al 488, anno in cui gli Ostrogoti, che agivano sotto l’egida dell’imperatore d’oriente, il quale voleva riappropriarsi dell’Italia, invasero il paese e lo conquistarono dopo cinque anni di violenta guerra. Il capo degli Ostrogoti, Teodorico, non consegnò l’Italia all’imperatore che l’aveva inviato, ma se la tenne per sé instaurando il regno Romano-Barbarico degli Ostrogoti.

Tutti questi popoli di cui vi ho parlato, dopo aver istituito i loro regni, si convertirono al cristianesimo, ma a quello “sbagliato”: abbracciarono infatti la fede Ariana.

Questa fede, teorizzata dal monaco egiziano Ario, prevedeva che la natura di Gesù fosse soltanto umana fu bollata come eresia nel concilio di Nicea del 325, il primo concilio dei vescovi della chiesa cristiana.

I Germani appena convertiti al Cristianesimo scelsero questa strada soprattutto per semplicità, perché faticavano a credere nella doppia natura divina e umana di Cristo. Questo però portò allo scoppio di conflitti a carattere religioso, soprattutto nel regno Vandalo, in cui abbiamo prove che fossero avvenuti massacri di cattolici. L’unico regno che abbracciò subito la fede Cattolica fu il regno Franco.

I Franchi erano una congregazione di tribù germaniche che abitavano oltre il confine romano del Reno e quando la protezione su questo venne meno, iniziarono a penetrare in Gallia instaurando un regno Romano-Barbarico retto dai discendenti del leggendario re guerriero Meroveo (la cosiddetta stirpe Merovingia). Tra il 486 e il 496, un membro di questo “casato” diventato re, un tale Clodoveo, unificò il regno e si convertì al Cattolicesimo Romano. Questo fatto potrebbe spiegare il motivo per il quale la monarchia francese sia sempre stata nel corso della storia molto vicina alle istanze del Papato.

I regni romano-barbarici, seppur fossero molto diversi tra loro, seguivano pressoché tutti lo stesso schema di governo. L’aristocrazia Germanica era molto forte dal punto di vista bellico ma scarsa dal punto di vista dell’organizzazione politica e burocratica, quindi il re e i principali generali erano di etnia germanica mentre gli alti funzionari e i consiglieri di stato facevano parte della classe dirigente Romana.

L’impero Bizantino

Ma mentre a Occidente accadeva tutto ciò, qual era la situazione nell’Impero d’Oriente (che da ora in poi chiameremo Bizantino, dall’antico nome della sua capitale, Costantinopoli)? 
La civiltà bizantina raggiunse un livello altissimo in tutte le sue espressioni: fiorirono la cultura e le arti, le leggi romane vennero riorganizzate e tutto funzionava alla perfezione, segno dell’unità e della potenza del Cristianesimo Orientale.

L’imperatore era visto come l’incarnazione di Cristo in terra e in quanto tale aveva il controllo supremo sia degli affari politici sia di quelli religiosi (questa tendenza prese il nome di Cesaropapismo).

Sotto il regno dell‘imperatore Giustinano, l’impero raggiunse il suo apice: il suo generale, Belisario, su suo ordine, soggiogò il regno dei Vandali e dopo una lunga guerra (la guerra Greco-Gotica) rioccupò anche l’Italia, ristabilendo la supremazia “romana” sul Mediterraneo. Sempre sotto il suo regno, venne composto il Corpus Iuris Civilis, la riorganizzazione di tutte le leggi del diritto romano, il quale è alla base di buona parte delle legislazioni moderne.

Le ragioni della prosperità bizantina furono sostanzialmente tre: il fatto che l’impero non fu mai invaso dai barbari (salvo qualche scorreria gotica e unna), l’efficiente burocrazia e l’enorme ricchezza.

Non mancarono però i problemi e gli elementi di debolezza: le dissidenze interne, le pressioni dei Persiani prima e degli Arabi poi, dei Bulgari e degli Slavi, i contrasti religiosi con la Chiesa Romana, che si risolsero con lo scisma definitivo del 1054. L’impero Bizantino cessò di esistere nel 1453, quando i Turchi Ottomani entrarono in Costantinopoli.


Dio nel Medioevo: La nascita e l’ascesa dell’Islam nel Medioevo

A metà del VII secolo, nella penisola Arabica iniziò a farsi strada un nuovo credo religioso, destinato a far parlare di sé negli anni avvenire: l’Islam.

Islam è una parola araba che significa “sottomissione totale” e nonostante i problemi iniziali questa nuova religione predicata dal profeta Muhammad (Maometto) ebbe una diffusione rapidissima. Alla morte del profeta, tutta la penisola arabica era sotto il controllo del califfo (il successore del profeta) Islamico.

Dopo una breve fase elettiva, il califfato divenne ereditario e in pochissimi anni, prima sotto la dinastia Omayyade (661-750) e poi sotto quella Abbaside (750-1258) venne costruito un immenso impero teocratico, esteso dalla Spagna (dove l’avanzata fu fermata dall’esercito Franco) per tutta l’area del Nordafrica e del Medio Oriente fino alla Persia e i confini con la Cina.

A metà del ‘200, la potenza Islamica iniziò una caduta vertiginosa: a occidente, i regni cristiani della Penisola Iberica iniziarono a portare avanti la loro opera di Reconquista, conclusasi nel 1492 con la presa di Granada e a Oriente, nel 1258, i mongoli distrussero Baghdad e posero fine al califfato Abbaside. Senza contare, poi, il fenomeno delle Crociate, le 8 guerre bandite dal Papa per “liberare il santo Sepolcro dagli Infedeli”

Per approfondire questo punto: Le Crociate: riassunto

L’Islam ritornò in auge grazie ai Turchi Ottomani, che 200 anni dopo gli Abbasidi restaurarono l’impero, conquistando Costantinopoli.

L’Italia tra Bizantini, Longobardi e Franchi

Intorno al 568, una nuova popolazione germanica scese in Italia: i Longobardi.

Longobardi varcarono le Alpi dilagando nella Pianura Padana, dove stabilirono  la loro capitale nella città di Pavia. Sotto il re Agilulfo molti Longobardi si convertirono al Cristianesimo, grazie alla grande opera di papa Gregorio I Magno.

La Chiesa aveva raggiunto un potere enorme, con l’Europa frammentata com’era, infatti, l’unico elemento di unita sociale era la fede cristiana e l’evangelizzazione dei “barbari” era diventato l’obbiettivo primario. In questo periodo nacque e si sviluppò il movimento monastico: in tutta Europa nacquero comunità di monaci che seguivano una regola, soprattutto quella di San Benedetto, I monasteri erano centri di vita spirituale, culturale e economica.

L’alleanza con la chiesa si fece più forte quando il re Longobardo Liutprando donò delle terre alla Chiesa Cattolica, andando a comporre l’ossatura di quello che diventerà in futuro lo Stato Pontificio.

 Quando però il suo successore, il re Astolfo, iniziò una nuova politica espansionistica, papa Stefano II chiese aiuto ai Franchi di Pipino il Breve, i quali sconfissero i Longobardi e li costrinsero a cedere terre alla Chiesa.

 Questo popolo fu definitivamente sconfitto dai Franchi del re Carlo, il futuro Carlo Magno, nel 774 e la penisola fu divisa tra Franchi, Bizantini (che resistevano in meridione) e il neonato Stato Pontificio.

Il Sacro Romano Impero da Carlo Magno agli Asburgo

Incoronazione Carlo Magno
Incoronazione Carlo Magno
Il re dei Franchi Carlo, nella notte di Natale dell’anno 800, venne incoronato a Roma, dal Papa in persona, Imperatore dei Romani.

 Nasceva quindi il Sacro Romano Impero: Sacro perché caratterizzato dalla fede cristiana, Romano Impero perché si voleva riprendere e rinnovare la tradizione dell’ormai caduto Impero Romano.

Per controllare il vasto impero, Carlo affidò il controllo delle diverse zone dei suoi domini degli uomini di fiducia, che dovevano esercitare il potere in sua rappresentanza. Questo segnò la nascita del feudalesimo, anche se ufficialmente gli storici collocano la sua nascita nell’877, con il Capitolare di Quierzy, il documento che sancì l’ereditarietà dei feudi maggiori. Alla morte di Carlo, gli successe il figlio Ludovico detto il Pio, alla morte del quale si scatenò una guerra di successione tra i suoi tre figli maschi, che si concluse con la divisione dell’impero in tre zone.

Alla fine del secolo, l’impero cadde in una profonda crisi, sia a causa della crescente potenza dei grandi feudataria, sia a causa delle nuove invasioni di Normanni, Vichinghi, Saraceni e Magiari. Carlo il Grosso riuscì a riorganizzare l’Impero nell’884, ma fu costretto a rassegnare le dimissioni nell’887.

Nel 962 venne incoronato a Roma un nuovo imperatore: il re di Germania Ottone I di Sassonia. Ottone unì così la corona germanica a quella imperiale, dando vita al Sacro Romano Impero di Nazione Germanica, o Primo Reich.

Alla dinastia sassone successe quella di Franconia, i cui figli entrarono in conflitto col Papa sulla questione delle investiture dei Vescovi (la Lotta per le investiture: 1075-1122).


Alla morte dell’ultimo esponente di Casa Franconia, si scatenò una lotta per la successione tra due schieramenti opposti: i Guelfi, che appoggiavano la casa di Baviera e i Ghibellini, che invece sostenevano quella di Svevia. Il conflitto si risolse con l’elezione di Federico I Hohenstaufen di Svevia, detto “il Barbarossa”, figlio di un esponente ghibellino svevo e di una bavarese guelfa, il quale riuscì a placare le acque in Germania.

Il Barbarossa scese più volte in Italia per richiamare all’ordine i Comuni che si erano proclamati indipendenti dall’Impero, ma non riuscì in questo intento e fu costretto a concedere l’autonomia.

 Con un’abile mossa politica, fece poi sposare il figlio con l’ultima discendente del regno Normanno, ottenendo così il controllo del Meridione Italiano.

Nel 1215 salì al trono di Germania, con l’appoggio di papa Innocenzo III, il nipote del Barbarossa, Federico II di Svevia. Il nuovo imperatore riuscì a creare nel Sud Italia un regno raffinatissimo dal punto di vista culturale, ma al Nord dovette anch’egli scontrarsi coi comuni, nei quali nacquero fazioni pro Imperiali e anti Imperiali che presero anch’esse il nome di Guelfi e Ghibellini.

Alla morte di Federico II, ripresero le lotte per il potere sia in Germania sia in Italia, dove il potere degli Angioini francesi chiamati dal Papa per governare le regioni meridionali fu contrastato dal nuovo imperatore, Enrico VII di Lussemburgo, e dal casato Aragonese.

All’inizio del ‘400, l’ultimo esponente di casa Lussemburgo sposò una principessa del casato d’Asburgo. Questa famiglia prese quindi il titolo di imperatore e quindi il potere in Germania e lo mantenne fino al 1806, anno in cui Napoleone Bonaparte pose fine al Sacro Romano Impero.

La Situazione Italiana: Comuni, Signorie e Principati

Per approfondire leggi: I comuni: riassunto
Sul finire dell’XI secolo, le nuove élites cittadine iniziarono a riunirsi in associazioni e a eleggere i propri magistrati, con l’obbiettivo di ripianare i contrasti interni e di promuovere e difendere la loro immunità e i loro privilegi.

Nacquero quindi le prime organizzazioni comunali, le quali riuscirono a ottenere una discreta autonomia dopo aver sconfitto l’imperatore e averlo costretto alla pace. Un grande problema di questi Comuni era però la conflittualità tra le varie fazioni, problema che si risolse affidando il governo del comune a una sola persona e con la nascita, quindi, di un nuovo sistema politico: la Signoria.

Nel corso del XIV secolo, le signorie più importanti presero sempre più terreno e alcuni signori particolarmente facoltosi arrivarono ad acquistare un titolo nobiliare. La signoria, quindi, si trasformò in un vero e proprio Principato eredetario. Nel XV secolo l’Italia era un mosaico di statarelli regionali.

Il Medioevo in Europa: La nascita delle Monarchie Nazionali

In contrapposizione a ciò che stava accadendo in Italia, nel resto dell’Europa Occidentale la crisi delle due principali istituzioni, l’Impero e il Papato, fece sì che iniziò il fenomeno della nascita di quei grandi stati nazionali che si sarebbero poi consolidati nei secoli successivi.
La formazione queste nuove monarchie “assolute”, cioè sciolte da ogni tipo di vincolo imperiale o ecclesiastico, comportò la decadenza del sistema feudale e l’ascesa di quello borghese, che diventò il principale alleato del potere monarchico.

Le caratteristiche principali di questo tipo di stati erano la concentrazione di tutto il potere nelle mani del Re e l’amministrazione dello stato fu affidata non più a uomini la fiducia era assicurata in cambio di terra ma a funzionari stipendiati dal tesoro regio.

I paesi che si diedero questa organizzazione furono l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Portogallo.

Le conseguenze del Medioevo

Con il Medioevo si sono gettate le basi della nostra società moderna, infatti l’urbanizzazione di massa è iniziata proprio durante il Medioevo, questo periodo è stato fondamentale per la nascita delle grandi nazioni europee che da lì fino alla fine del Medioevo dominarono tutto il mondo conosciuto fino all’epoca grazie alle loro flotte navali, stiamo naturalmente parlando soprattutto di Francia, Inghilterra e Spagna, senza dimenticare il Portogallo.

L’anno mille nel Medioevo: L’anno della svolta

L’anno mille è ritenuto l’anno della rinascita, in quest’epoca del Basso Medioevo, ci furono dei cambiamenti importantissimi per ciò che concerne la vita sociale, e ci furono cambiamenti importanti soprattutto dal punto di vista economico, si sono messe le basi di quella che sarebbe poi diventata la società moderna.

Anche se è ritenuto uno dei periodi bui dell’umanità, il Medioevo è stato di vitale importanza per quella che poi sarebbe diventata la società, e la svolta avvenne proprio nell’anno mille.
Addirittura si pensava che nell’anno mille ci sarebbe stata la fine del mondo.

Rinascita Anno Mille

Differenza tra Alto e Basso Medioevo

La differenza tra l’Alto e il Basso Medioevo è solo di tipo temporale, è uso comune ritenere che l’Alto Medioevo inizi con il crollo dell’impero romano nel 476, e termina nell’anno mille, mentre invece il Basso Medioevo che è appunto uno dei periodi storici più importanti per la storia dell’umanità inizia nell’anno mille e termina nel 1492 quando Cristoforo Colombo scopre l’America con le caravelle.

Cos’è il tardo Medioevo?

Il Tardo Medioevo è solo uno dei nomi che si attribuiscono al Basso Medioevo, ed è stato di vitale importanza per la storia dell’Europa, ma soprattutto per quella italiana, basti pensare che la maggior parte della cultura italiana in termini di costruzioni monumentali come i castelli, è avvenuta proprio nella fase del Basso Medioevo, quindi di certo non si può sostenere che sia stato un periodo del tutto orribile, anzi.

Il sistema feudale durante il Medioevo

Il Feudalesimo Medioevale vide un intenso rapporto tra i Signori e i Vassalli(che erano degli schiavi moderni per l’epoca), il tutto era basato con i Signori che davano una parte del proprio terreno ai contadini che lo coltivavano, molti storici hanno sostenuto che questo sistema sia nato per far fronte all’assenza di potere in quelle zone molti distanti dal potere centrale, cioè laddove vi era Carlo Magno con il pieno controllo.

Ai Vassalli andava giusto il minimo indispensabile per sopravvivere, mentre le classi nobili, cioè i feudatari si divideva tutta la ricchezza prodotta grazie ai loro terreni.

Mestieri e professioni nel Medioevo

Nel Medioevo i lavori che andavano per la maggiore tra le persone di ceto basso erano quelli di tipo manuale: Fabbro, Muratore, Calzolaio, Mungitore ecc. Il lavoro del ceto più basso era quello del contadino, il contadino era tecnicamente uno schiavo a tutti gli effetti, e il suo Signore poteva deciderne la sorte. Solamente nel XIII secolo anche i contadini divennero liberi.

Uno dei lavori più interessanti tra quelli svolti nel Medioevo era quello dei feudatari e dei cavalieri, questi ultimi appartenevano alla classe media, mentre invece clero e nobiltà com’è normale che sia appartenevano alle classi alte della società.

Sistema Feudale nel Medioevo

Le donne nel Medioevo

A differenza di ciò che pensano in molti, le donne durante nel Medioevo erano giuridicamente libere, avevano delle grandi limitazioni dal punto di vista lavorativo perché potevano fare solo lavori specifici, ma non vi erano le limitazioni di libertà che molti credono che avessero.

Di questo abbiamo le prove grazie a dei contratti che sotto forma di documenti sono pervenuti fino a noi, dimostrandoci che la donna aveva molta più autonomia di quello che si potesse immaginare.

Vita sociale nel Medioevo

La giornata nel Medioevo iniziava con il suono delle campane delle Chiese, spesso le persone prima di andare a lavorare andavano a messa, ed era molto forte la spiritualità, tant’è che per difendersi dagli attacchi di ladri e briganti molte persone erano solite utilizzare degli oggetti che avevano l’effige dei santi, questa cosa all’epoca era molto comune.

Molto comune nel medioevo era la figura dei giullari, infatti per strada era possibile assistere a tantissimi spettacoli, soprattutto in città come Firenze.

Nonostante vi fosse già da tempo la figura del medico, molti non si rivolgevano ai medici tranne che in casi di estremo pericolo, perché il costo del servizio offerto dai medici spesso era troppo esoso per le famiglie dell’epoca.

Mussolini aveva la sifilide? Menzogne degli oppositori

Benito Amilcare Andrea Mussolini, noto per essere stato il padre del fascismo, uomo tanto amato quanto odiato dagli italiani, personalità sulla quale c’è ancora tanto da studiare, è stato affetto da sifilide? Sul Fascismo sono state raccontate tante menzogne, e altrettante menzogne son state raccontate per screditare i suoi principali esponenti. Normale che sia così, gli inglesi e gli americani sono sempre stati tipi loschi da questo punto di vista. Gli inglesi e gli italiani diversamente italiani non sono da meno. Anche in Germania furono raccontate tante menzogne su Hitler, come per esempio quella che fosse ebreo.

Mussolini e la sifilide
Mussolini e la sifilide

Mussolini era affetto da Sifilide?

Per tantissimi anni è circolata la voce che Mussolini fosse affetto da sifilide, voce del tutto infondata, messa in giro dalla propaganda anti-fascista per screditare Mussolini e quindi il Fascismo stesso. Quando Mussolini fu ucciso degli uomini dei servizi segreti statunitensi si presentarono dal Dottor  Caio Maria Cattabeni, il quale si occupò dell’autopsia.
 Gli americani chiesero di farsi fornire un pezzo del cervello di Mussolini, in modo che potessero portarlo a Washington e analizzarlo, per poi verificare quali malattie il Duce del Fascismo avesse. 
Ma gli esiti furono negativi, perché Mussolini non aveva né la Sifilide né alcun’altra malattia. Il cervello del Duce era sano, così come confermato anche dal medico che fece l’autopsia. Il frammento di cervello di Mussolini fu analizzato all’ospedale psichiatrico  Saint Elizabeth di Washington e non fu riscontrata alcuna malattia.
Donna Rachele ad Ischia negli anni 70′
I documenti sono tutt’ora esistenti, anche se non consultabili da un privato.
Il frammento del cervello di Mussolini fu richiesto a più riprese da Donna Rachele, la moglie di Mussolini, che dopo anni di lettere e richieste inviate a Washington per riavere indietro il frammento del cervello del marito, lo ottenne solamente dopo 10 anni,

La prima richiesta fu inviata nel 1957, e il frammento del cervello fu restituito solamente in data 25 Marzo 1966. il frammento fu restituito inserendolo in una lettera spedita ad un’Ambasciata americana in Italia, poi un funzionario della stessa si recò a casa di Donna Rachele e le diede la lettera contenete il pezzo di cervello che per più di 20 anni rimase nelle mani degli USA.